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Un caso maro' anche per gli Usa L'India: 'Ucciso un pescatore'
Spari da una nave americana nel Golfo persico. Washington si scusa

dall'inviato Giampaolo Pioli
NEW YORK
I COLPI di mitragliatrice sono parti in pieno giorno contro il piccolo battello da pesca che si avvicinava alla nave d'appoggio Rappahannock della Quinta flotta proprio all'imboccatura del porto di Jebel Ali a Dubai. Il bilancio è di un marinaio indiano morto, tre feriti gravi e due superstiti. I militari Usa sostengono di aver lanciato ripetuti segnali di allerta al battello che si stava avvicinando in maniera sospetta, ma il motoscafo non ha mai cambiato rotta e nemmeno ridotto la velocità. Solo quando le squadre di sicurezza hanno aperto il fuoco, la corsa del peschereccio si è fermata. L'incidente di Dubai sembra identico a quello della petroliera Enrica Lexie che ha coinvolto i due marò italiani Latorre e Girone, da mesi in carcere nella regione indiana del Kerala.
La diplomazia americana è stata rapidissima nel porgere le scuse al governo indiano, ma le autorità di Nuova Delhi chiedono agli Emirati Arabi di aprire subito un'inchiesta per accertare le cause e le responsabilità dell'incidente, assicurandosi anche che le famiglie delle vittime vengano immediatamente assistite e risarcite. Il pescatore indiano ucciso aveva 25 anni e i tre compagni feriti sono suoi coetanei.
PER IL sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura anche il caso che ha coinvolto i pescatori indiani e la nave militare Usa è un incidente che andrebbe «gestito dal diritto internazionale perché i militari ricevono istruzioni precise per proteggere le loro navi da assalitori, terroristi o pirati. È un'occasione anche per spiegare all'India che c'è un problema di comunicazione o di addestramento dei pescatori indiani, che spesso ignorano i segnali di avvertimento inviati secondo le regole d'ingaggio comuni a tutti i Paesi». Non risulta al momento che i militari Usa autori della sparatoria siano stati fermati o messi a disposizione delle autorità giudiziarie degli Emirati Arabi. Il ministero della Difesa italiano nel frattempo ha espresso il suo «totale disappunto» perché il tribunale di Kollam nel sud del Kerala ha rifiutato la traduzione in italiano degli atti giudiziari relativi ai due marò. «Questo impedisce il legittimo esercizio alla difesa e a un processo giusto», dicono le autorità italiane che col loro team difensivo si dovranno presentare alla prossima udienza aggiornata al 25 luglio.
Notizie tratte dalla Nazione
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