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Notizie Dal Mondo - Cronaca (01/02/2012)

Mosca: mai truppe Onu in Siria Stiamo dando armi ad Assad

La Russia blocca le risoluzioni contro il regime morente

NEW YORK 
MOSCA chiude ogni porta alla possibilità di un cambio pilotato del regime in Siria. Il suo potere di veto impedirà al Consiglio di Sicurezza dell'Onu di approvare la risoluzione arabo-occidentale che si è iniziato a discutere ieri sera, e che prevede le dimissioni del presidente Assad in favore del suo vice. E di fronte a una situazione che, sul terreno, si fa sempre più drammatica (dopo aver denunciato 100 vittime, di cui 55 civili, cadute lunedì, l'opposizione siriana ieri ha segnalato altri 20 morti), la Russia avverte che non ci sarà una seconda ‘operazione Libia': «Il Consiglio di sicurezza non approverà mai l'uso della forza contro la Siria, ve lo garantisco io», ha detto il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov a Sidney, dove è in visita. Il vice di Lavrov, Gennady Gatilov, incalza: l'adozione di una risoluzione contro la Siria aprirebbe «la strada a una guerra civile», perché significherebbe «non provare a cercare un compromesso».

LAVROV sfida gli Usa: a Sidney si è negato al telefono per 24 ore al segretario di Stato Usa Hillary Clinton: «Ero impegnato nei negoziati con gli australiani - si è giustificato - Comunque non chiederemo al presidente Assad di dimettersi: cambiare i regimi non è la nostra professione». E Mosca ammette tranquillamente di continuare a fornire armi alla Siria, dove, secondo le Nazioni Unite, in dieci mesi si sono contate 5-6mila vittime: «Sì, certo, abbiamo continuato - conferma Lavrov alla tv australiana - I contratti devono essere rispettati. Le forniture di armi russe non possono aggravare la crisi a Damasco, perché non vengono usate contro i manifestanti», ha sottolineato con tocco surreale. Secondo gli analisti, la Russia agisce per motivi elettorali (Putin non scorda che l'Occidente ha criticato le elezioni del 4 dicembre e simpatizzato con la protesta di piazza) ma anche economici e politici: lasciando passare nel 2010 le sanzioni contro l'Iran ha perso il contratto per i missili S-300 (quasi un miliardo di dollari), e nel 2011 con la risoluzione sulla Libia ci ha rimesso 4 miliardi di dollari. Inoltre non può mostrare di non sapere difendere i suoi interessi neppure in Siria, alleata storica e uno dei principali clienti della sua industria militare: comprometterebbe la sua ‘reputazione commerciale' in un settore dove vanta numerosi e rispettabili clienti. E in caso di transizione politica, il nuovo governo di Damasco potrebbe stracciare i contratti per le armi e chiudere la base navale russa di Tartus. Dunque i russi continuano la melina, anche se «la caduta di Assad è solo questione di tempo», ha detto ieri il direttore dei servizi segreti Usa, James Clapper, in un'audizione al Senato.
red. est.
notizie tratte da La Nazione

 

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