Giovanni Serafini
PARIGI
QUATTRO soldati uccisi, altri sedici feriti - di cui otto gravemente - ieri mattina nella provincia di Kapisa, a nord-est di Kabul: l'Afganistan sta diventando un incubo per la Francia, al punto che il presidente Nicolas Sarkozy ha annunciato la sospensione di tutte le operazioni di formazione e addestramento sul territorio, ed evocato la possibilità di un ritiro anticipato delle truppe. Dal 2001, anno dell'inizio della missione Isaf, sono 82 i morti francesi. Sei soltanto nel corso dell'ultimo mese.
L'agguato di ieri mattina è avvenuto in circostanze agghiaccianti: i militari francesi, legionari del genio venuti dal sud della Francia e soldati del 93esimo reggimento di fanteria di montagna provenienti dalle Alpi, non erano armati; stavano terminando un allenamento sportivo nella valle di Taghab, all'interno della base francese, quando un uomo che indossava l'uniforme afgana si è messo a sparare sul gruppo. Prima che fosse catturato, venti soldati erano crollati a terra.
«È STATO un assassinio», ha dichiarato il ministro della Difesa francese Gérard Longuet: «Non sappiamo ancora - ha aggiunto - se l'aggressore appartiene alle truppe afgane addestrate dai nostri militari, o se si tratta invece di un talebano infiltrato». I portavoce dei talebani hanno intanto esaltato il gesto del «soldato patriota».
Il 29 dicembre scorso due legionari erano caduti in circostanze simili, sempre nella provincia di Kapisa, colpiti a tradimento da un soldato dell'esercito nazionale afgano. Immediata ieri la reazione del presidente Sarkozy : «Non posso accettare che soldati afgani sparino sui soldati francesi: non posso e non voglio accettare che anche uno solo dei nostri militari sia ucciso o ferito dai nostri alleati», ha detto ricevendo i rappresentanti del mondo diplomatico. Sarkozy ha spedito a Kabul il ministro Longuet affinché valuti la situazione e prepari un rapporto; nel frattempo tutte le operazioni francesi in zona sono sospese.
SARÀ POI il presidente della Repubblica, sulla base delle informazioni fornite da Longuet, a decidere o no il ritiro anticipato delle truppe: «Dovremo fare una scelta molto difficile nei prossimi giorni», ha concluso Sarkozy. Il ministro degli Esteri Juppé ha aggiunto che «in mancanza di rassicurazioni credibili dall'esercito afgano, la Francia dovrà ritirare le proprie truppe prima della data stabilita per la fine del 2014». È una «decisione che solo il governo francese può prendere», si è limitato a commentare un portavoce del Pentagono. Ma Hillary Clinton aggiunge: «Non credo che Parigi accelererà il ritiro».
LA TRAGEDIA di ieri, a cento giorni dalle presidenziali, obbliga Sarkozy a posizionarsi nel dibattito sulla presenza francese in Afganistan: l'opposizione preme, attraverso il candidato socialista Francois Hollande, affinché la missione Isaf arrivi a conclusione entro la fine di quest'anno. La coalizione ha in Afganistan 130 mila soldati, di cui 90 mila americani; i francesi sono 3.600. Fra pochi giorni, il 27 gennaio, il presidente afgano Karzai, che ieri si è detto «profondamente rattristato» per l'agguato, vedrà Sarkozy a Parigi.
notizie tratte da La Nazione