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Black Friday, dipendenti Amazon: "Non siamo robot"

Proteste in diversi paesi Europei, Italia compresa, nel giorno del Black Friday: i dipendenti Amazon ricordano a Jeff Bezos di non essere dei robot.

Così come avvenuto lo scorso anno, è ancora una volta proprio nelle ore del Black Friday, nella giornata che più di ogni altra spinge milioni di persone allo shopping online tentandole con sconti e promozioni, che si solleva il coro di protesta dei dipendenti Amazon. “Noi non siamo robot” è il messaggio rimbalzato sulle bacheche con l’hashtag #AmazonWeAreNotRobots. Si parla di condizioni inumane per chi impiegato nei magazzini si trova a dover far fronte all’esigenza di elaborare un numero enorme di ordini in tempi pressoché immedati. “Amazon: noi non siamo robot” A fungere da veicolo per il messaggio, inviato direttamente al magnate Jeff Bezos, un filmato pubblicato sui social da GMB Union, sindacato con base nel Regno Unito che rappresenta oltre 600.000 persone impiegate nei settori pubblico e privato. Nel video trova posto anche una voce italiana. Conferme di come le proteste riguardino anche il nostro paese, oltre che gli impianti britannici, francesi e spagnoli del gruppo, giungono anche dalle pagine della stampa internazionale. In questo Black Friday i dipendenti Amazon di tutto il mondo si sono uniti per inviare un messaggio al miliardario Jeff Bezos. Non siamo robot, trattaci con dignità e rispetto. Nessun intoppo per il Black Friday In ogni caso le tensioni non sembrano poter avere ripercussioni sulla gestione degli ordini che Amazon sta ricevendo in questo Black Friday, almeno stando a quanto comunicato da un portavoce della società. “La nostra rete di distribuzione europea è pienamente operativa e continuiamo a focalizzarci sul servire i nostri clienti. Qualsiasi report che afferma il contrario è da ritenersi semplicemente errato”. GMB e le ragioni della protesta Tim Roache, segretario generale di GMB Union, sottolinea l’importanza dell’azione al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su quale sia il reale costo in termini di sicurezza che i lavoratori si trovano a dover pagare in giornate come quella odierna. Il riferimento è agli oltre 600 incidenti che si sono verificati negli impianti britannici del gruppo. “Le condizioni alle quali i nostri iscritti si trovano sottoposti in Amazon sono francamente inumane. Si fratturano le ossa, perdono i sensi e vengono portati via in ambulanza. Siamo qui per dire che è abbastanza, queste sono le persone che arricchiscono Amazon. Persone con figli, case, bollette da pagare. Non sono robot”. L’appello di Roache è rivolto direttamente a Bezos, l’uomo più ricco del mondo. “Jeff Bezos è l’individuo più ricco del pianeta, è in grado di risolvere il problema. Potreste pensare che rendere il luogo di lavoro più sicuro, così che le persone non vengano portate via dai magazzini in ambulanza, sia nell’interesse di tutti, ma Amazon sembra non aver intenzione di sedersi a un tavolo con noi in qualità di unione che rappresenta centinaia dei suoi collaboratori. I dipendenti e le community nelle quali Amazon opera meritano un trattamento migliore. È per questo che stiamo protestando”. La replica di Amazon La redazione del sito TechCrunch ha ricevuto da un portavoce della divisione UK della società il seguente comunicato, che riportiamo in forma integrale e tradotta. “Amazon ha creato nel Regno Unito oltre 25.000 buoni posti di lavoro, con un compenso orario minimo pari a 9,50 sterline e nell’area di Londra 10,50 sterline, alle quali si aggiungono i migliori benefit dell’industria e opportunità di training per le competenze. Tutti i nostri impianti sono luoghi sicuri dove lavorare e i report che affermano il contrario sono semplicemente errati”. L’intervento prosegue affermando come non esista alcun allarme relativo alla sicurezza dei lavoratori e invitando chiunque a visitare uno dei centri distribuiti nel territorio britannico per osservare in prima persona quali sono le condizioni. “Secondo l’agenzia Health and Safety Executive del governo UK, Amazon ha oltre il 40% di infortuni in meno rispetto alla media delle altre compagnie britanniche che si occupano di trasporto e stoccaggio. Incoraggiamo chiunque a comparare i nostri compensi, i benefit e le condizioni di lavoro con quelle degli altri e a venire a verificarlo di persona in uno dei tour pubblici che offriamo ogni giorno nei nostri centri in tutto il territorio UK”.

Da: TechCrunch

Tratto da: www.punto-informatico.it

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