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Notizie Dal Mondo - Politica (14/11/2017)

Ora Puigdemont si inchina a Madrid L'indipendenza? No, trattiamo

Marcia indietro, pronto a un accordo. Ma la Spagna risponde picche

Alessandro Farruggia

INDIPENDENZA catalana o morte? Ma non scherziamo. L'ex presidente catalano Carles Puigdemont, in un colloquio con il quotidiano belga Le Soir, veste i panni dell'agnello, e dopo la repressione giudiziaria si dice diposto a trattare con Madrid su qualcosa di (molto) meno dell'indipendenza. A poco più di un mese dalle elezioni regionali del 21 dicembre un Puigdemont politicamente vinto fa buon viso a cattivo gioco, ammaina la bandiera dell'indipendenza e apre ad un rafforzamento dell'autonomia. LE SOIR ha chiesto a Carles Puigdemont, che si trova sempre in Belgio, se per lui «è indipendenza o morte?». E Puigdemont si è polticamente inchinato a Madrid. «Mai! Sono disposto e sono sempre stato disposto ad accettare un accordo, ad accettare un altro rapporto con la Spagna - è la replica dell'ex presidente catalano -. Una soluzione alternativa all'indipendenza è sempre possibile. Ho lavorato per 30 anni per ottenere un altro tipo di rapporto tra la Catalogna e la Spagna, ma l'arrivo al potere di Aznar (primo ministro dal 1996 al 2004 ndr.) ha fermato questo percorso». «Perchè all'origine di tutto questo - ha spiegato - c'è l'invalidazione nel 2010 dello statuto di autonomia, adottato dai parlamenti catalano e spagnolo! Sa quanti deputati indipendentisti erano allora nel parlamento catalano? 14 su 135! Sono diventati 72. La causa principale del movimento per l' indipendenza è stata l'intransigenza del Partito Popolare». In caso di una nuova vittoria dell'indipendenza alle prossime elezioni del 21 dicembre, Puigdemont ritiene che «dovremo tornare al tavolo dei negoziati», e aggiunge che «una nuova vittoria mostrerà che questa storia non è qualcosa di quattro illuminati, ma di un popolo». In ogni caso la linea è: trattare. Per adesso da Madrid non è venuta nessuna risposta ufficiale, ma ambienti vicini a Madrid non paiono essere interessati a trattare con i membri dell'ex Govern. Lo faranno invece con il governo che uscirà dalle elezioni del 21 aprile. Il Govern, ha ammesso il ministro ‘in esilio' Clara Ponsati, «non era abbastanza preparato per applicare l'indipendenza», non si aspettava «una risposta tanto autoritaria di Madrid, una risposta di guerra». Un'analisi condivisa da Erc, il partito del vice presidente Oriol Junqueras in carcere a Madrid. Il Govern, ha confermato il portavoce Sergi Sabrià, «non era sufficientemente preparato». COME apprendisti stregoni i componenti del Govern hanno appiccato il fuoco indipendentista e poi non l'hanno saputo gestire, bruciandosi. Adesso tutto è rimandato al 21 dicembre. E gli indipendentisti sembra non riescano a fare una lista unica. Il PDeCat, il partito di Puigdemont, ha presentato una lista denominata Junts per Catalunya (uniti per la Catalogna) ma Erc pare intenzionata ad andare da sola con una lista guidata da Junqueras e la Cup con la sua, aperta all'ex leader di Podemos Catalunya, Albano Dante Fachin. E marciando divisi per gli indipendentisti il rischio di perdere le elezioni è reale.
notizia tratta da La Nazione www.lanazione.it

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