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Bailey, quell’abbraccio alla sorellina Da lassu' saro' il tuo angelo custode

Bristol, il bimbo di 9 anni ha atteso la nascita e poi e' morto di tumore

LONDRA UN BIMBO di 9 anni, affetto da un tumore del sangue allo stadio terminale, ha commosso l’intero Regno Unito quando ha abbracciato la sorellina appena nata e ha dichiarato: «Vorrei restare ma è ora che io vada. Vado su in cielo per diventare il suo angelo custode». Il piccolo Bailey Cooper aveva lottato per più di 15 mesi contro un linfoma non-Hodgkin, un tipo di neoplasia maligna che attacca i linfonodi. Inizialmente il bimbo, diagnosticato nel 2016 a seguito di un esame del sangue, sembrava essere in grado di rimettersi. I medici gli avevano dato 70% di possibilità di guarigione. Ma il male è tornato alla carica sempre più aggressivo e l’anno scorso, in agosto, i medici hanno dovuto prendere da parte i genitori del ragazzino per informarli che non c’era più niente da fare. Restavano a Bailey «poche settimane di vita». Mamma Rachel e Papà Lee, rispettivamente di 28 e 30 anni, si sono sentiti cadere il mondo addosso. Bailey era il primogenito, un bimbo affettuosissimo che adorava il fratellino più piccolo Riley, di 6 anni, e che andava pazzo per il calcio. Il bimbo era infatti un tifoso irriducibile dei Bristol Rovers, la squadra locale di Bristol che milita in terza divisione del campionato inglese e, attraverso una charity per piccoli malati di tumore, aveva potuto conoscere il capitano dei Pirates, Tom Lockyer, che si è affezionato al piccolo. MAMMA RACHEL nel frattempo aveva scoperto di essere incinta, cosa che aveva rallegrato tantissimo il bimbo malato. «Non speravamo che sarebbe sopravvissuto abbastanza per conoscere la sorellina appena nata, ma Bailey non ha mai mollato. Voleva esserci a tutti i costi e, mentre andavamo in ospedale, ci ha detto che lui l’avrebbe chiamata Millie», ha raccontato Rachel. «L’abbiamo chiamata così». Appena nata, Bailey l’ha voluta tenere in braccio. «Era commosso, si è messo a cantarle una ninna nanna», racconta Rachel. Nei giorni seguenti il piccolo è peggiorato. «Deperiva davanti ai nostri occhi, soffriva molto, ma non si lamentava», racconta il padre, Lee. I genitori lo hanno poi convinto a fare una lista di regali. «Capiva che non sarebbe arrivato a Natale, gli abbiamo chiesto ugualmente di chiederci i doni che desiderava ricevere, per tenerlo su di giri – continuano i genitori – volevamo prendergli ogni cosa sulla lista, ma guardandola ci siamo accorti che Bailey aveva scelto cose per bimbi più piccoli: l’aveva fatta pensando al fratellino Riley». Poco prima di Natale Bailey era ormai in fin di vita ed è stato portato in una casa per bimbi malati terminali, dove gli hanno fatto iniezioni di morfina per aiutarlo a superare il dolore. Tutti i familiari lo circondavano con amore e la nonna gli disse: «Vorrei tanto fare il cambio con te, per non vederti soffrire». Ma Bailey le aveva subito risposto: «Nonna, non puoi dire queste cose. Devi stare bene perché hai 2 nipotini a cui pensare, Riley e Millie». Eroico, il giovane Bailey si è spento alla vigilia di Natale, tenendo la mano dei genitori: «Potete piangere – ha detto – ma solo per 20 minuti, non di più, perché avete Riley e Millie a cui badare». BAILEY AVEVA addirittura pianificato il suo funerale, chiedendo che tutti si vestissero con costumi da super-eroi. Forse non immaginava che gran parte della città sarebbe intervenuta alle esequie a rendergli omaggio, tutti vestiti come super eroi, proprio come aveva chiesto lui. E allo stadio la squadra del cuore, i Bristol Rovers, ha chiesto un applauso al 9’ minuto della partita (9, come gli anni di Bailey) contro i rivali del Norwich City (partita poi vinta 1-0 dai Pirates, risultato dedicato al piccolo fan). In una cornice da brivido, calciatori e tifosi si sono fermati e hanno tributato una intensa ovazione. Insieme ai tifosi dei Pirates si sono uniti anche tutti quelli della squadra avversaria. notizia tratta da La Nazione www.lanazione.it

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