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Weinstein, lo scandalo hot si allarga Anche la moglie decide di scaricarlo

Il manager in una clinica per curare le sue perversioni sessuali

NEW YORK
STA ROTOLANDO in un precipizio senza fine. Denunce sempre più gravi. Dallo stupro ai rapporti orali, fino alla masturbazione. Ieri anche la moglie, la stilista Georgina Chapman, dalla quale ha avuto due figli, ha annunciato di averlo lasciato. Harvey Weinstein, il produttore più potente di Hollywood, fondatore della Miramax e della ‘The Weinstein Company', accusato da almeno una ventina di donne di essere un «predatore», sembra uscito dai radar per entrare in una clinica specializzata e curarsi dalla dipendenza sessuale e dagli scatti di rabbia. C'è chi sostiene che avrebbe già raggiunto un centro europeo segreto a bordo di un jet privato per rimanere lontano dagli Stati Uniti durante la lunga terapia, ma anche da eventuali rischi legali. È COME se la diga di Hollywood si fosse improvvisamente rotta alle sue spalle. Imbarazzati e sconcertati e con qualche ritardo rispetto allo scandalo esploso una settimana fa sul New York Times e rafforzato da una inchiesta del New Yorker, anche l'ex presidente Barack Obama e la moglie Michelle, dopo Hillary Clinton, hanno buttato a mare il famoso produttore e finanziatore dei democratici, dicendo che è «indifendibile», che si è trattato di atti orrendi e che «deve rispondere di quello che ha fatto». «Ogni uomo che umilia e svilisce le donne deve esserne ritenuto responsabile, a prescindere dal suo status o dalla sua ricchezza. Il suo comportamento è intollerabile». Strano che nessuno se ne fosse accorto prima, e che Weinstein fosse uno deggli ospiti più graditi alla Casa Bianca. MA CHI soprattutto è finito sulla graticola in queste ore, per aver steso una cortina di silenzio sul caso, è il procuratore di New York, Cyrus Vance, che nel marzo del 2015 ordinò di non mandare sotto processo Harvey, dopo l'accusa presentata da Ambra Battilana Gutierrez, 22 anni, un'aspirante attrice e modella italo-filippina - protagonista anche dei bunga bunga ad Arcore - che sarebbe stata molestata nell'ufficio di Weinstein mentre gli mostrava il suo portafoglio. Per incastrare il produttore, la polizia della Special Victim Unit di New York convinse la modella a incontrare nuovamente Weinstein con un microfono nascosto. I due minuti di registrazione che il New Yorker ha ottenuto non lasciano alcun dubbio sulle sue intenzioni nella suite del Soho Grand Hotel. IL PROCURATORE Vance però, che nel 2011 gestì con poco successo lo scandalo di Dominique Strauss-Kahn decise di non procedere contro Weinstein «perché le prove (oggi prescritte) non costituivano una base sufficiente per l'arresto». Ma già nel 2004 Weinstein era osservato speciale di alcuni reporter. E c'era un «filone italiano» della perversione sessuale, che risale ai tempi della Miramax, quando a guidarla in Italia era stato chiamato Fabrizio Lombardo, amico personale di Weinstein. Sharon Waxman, indagando per il New York Times, lo riteneva il procacciatore di ragazze per l'insaziabile produttore americano. Insinuazione smentita ieri dasllo stesso Lombardo. INTANTO le grandi star di Hollywood sembrano aver trovato nell'improvvisa denuncia di massa un grimaldello per far esplodere un problema che nel mondo del cinema esiste non solo nei confronti delle donne, ma anche degli attori uomini. E lo scandalo si allarga. Non solo Harvey, ma la Miramax e la The Weinstein company tremano. Secondo la legge della California infatti le due grandi case di produzione sul piano civile sono perseguibili alla pari dei manager coinvolti. Un finanziatore, dopo lo scandalo ha chiesto la restituzione immediata dei suoi 45 milioni di dollari di prestito. Molti a New York associano lo scandalo del boss del cinema a quello del boss della FoxTv , Roger Ailes che pretendeva favori dalle giornaliste ed è stato costretto a pagare decine di milioni di dollari in risarcimenti, così come il noto conduttore Bill O'Reilly forzato dallo stesso Murdoch a fare le valige.
notizia tratta da La Nazione www.lanazione.it

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