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Notizie Nazionali - Economia (18/05/2017)

Addio classe operaia e ceto medio. L'ascensore sociale si e' bloccato

Il rapporto Istat: l'Italia ristagna e aumenta il divario tra nord e sud

di GIUSEPPE TURANI

L'ISTAT fotografa l'Italia di oggi, cioè un Paese che sta appena uscendo da una lunghissima crisi e che ancora deve fare i conti con una disoccupazione sopra l'11 per cento, e scopre che è un Paese quasi allo stremo, nel quale molte cose sono cambiate. E non in meglio.
Due colpiscono: la quasi scomparsa dei ceti medi e di quelli operai e il Sud.
Sul primo punto non c'è molto da dire. Risultano in crescita i mestieri poveri, soprattutto nei servizi, pagati con pochi soldi. Se una volta era esistito quello che si è soliti chiamare «l'ascensore sociale», cioè il passaggio da una classe inferiore a una superiore (il figlio dell'operaio che si laurea e diventa dirigente), sembra che questo si sia arenato. Chi è nato ‘in basso' rimane in basso. E viceversa.
IN MOLTE famiglie il personaggio di riferimento non è più ‘il papà', ma il nonno, forte della sua buona pensione e, magari, di un appartamentino saggiamente comprato quando gli anni erano ancora discreti.
L'Istat fotografata tutto ciò e giustamente ci si scandalizza. Purtroppo è quello che capita ogni volta che una società ristagna. Se non c'è crescita, tutto tende a cristallizzarsi: chi stava bene, continua a cavarsela, chi stava male non trova sbocchi.
Per capire questo basta ricordare un esempio: la Fiat che esce dalla guerra faceva 50mila vetture all'anno. Nel giro di poco tempo (meno di due decenni) arriva a fare due milioni di auto, cresce cioè di quaranta volte. In quella società il contadino pugliese diventa prima operaio metalmeccanico, poi capo reparto, e il figlio s'iscrive a ingegneria. E così cresce tutto il resto.
OGGI, il metalmeccanico è già contento se salva il suo posto di lavoro e si fa aiutare dal nonno ad allevare il figlio. Un figlio che probabilmente non troverà mai un posto di lavoro e uno stipendio. In ogni caso è inutile iscriverlo a ingegneria: mancano i soldi e poi non troverebbe comunque un impiego.
Una società che non cresce, che non cambia, è una società che invecchia e che gioca in difesa.
È una società che oggi sta consumando il benessere accumulato negli anni buoni, il benessere dei nonni, degli anni in cui sotto i capannoni di Mirafiori c'erano 60mila operai e in cui avevano arruolato anche le prostitute torinesi perché non si trovava più mano d'opera. Certo, l'Italia non è tutta così. C'è un nucleo di 4-5mila aziende che ancora vola. Sono molto orientate all'estero, sono flessibilissime e molto avanti tecnologicamente. Sono isole di benessere in un panorama che purtroppo è depresso e deprimente. L'economista Michele Salvati ha stimato, però, che di queste aziende (quelle del Quarto Capitalismo) dovremmo averne, per stare discretamente, almeno il doppio, forse diecimila. Ma siamo lontani e non ci sono segnali di una loro moltiplicazione. Oggi resistono, guadagnano spazio sui mercati internazionali e già questo appare come un miracolo.
Miracolo che peraltro è concentrato in gran parte nel Nord (addirittura lungo l'asse Milano-Venezia).
PER IL SUD non ci sono buone notizie. La sua realtà e la sua vita si allontanano sempre di più da quelle del Nord e ormai siamo di fronte a due Paesi molto diversi.
E c'è anche un segnale di allarme molto pericoloso: il Sud, proprio perché si allontana sempre di più da un benessere standard europeo, si va spopolando. Le previsioni dicono che nel giro di una cinquantina d'anni al Sud ci sarà meno di un terzo della popolazione italiana contro il 34 per cento di oggi. Nell'arco di mezzo secolo si stima che più del 70 per cento della popolazione sarà residente nel centro-nord. Di fatto l'Italia, a quel punto, sarà quella da Roma in su. Lì, e solo lì, avverranno le cose che contano. Il lavoro e, forse, un po' di crescita.
Purtroppo, si ha la sensazione che niente e nessuno possa modificare questo scenario un po' da incubo. Riportare il Sud italiano in Europa è un proposito lodevole, ma sembra che nessuno sappia come si fa, da almeno un secolo.
notizia tratta da La Nazione www.lanazione.it

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