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Notizie Nazionali - Cronaca (19/05/2017)

Lo stupratore non ha un euro. Alla vittima nessun risarcimento

Sentenza choc: doveva provare lei l'indigenza. E l'Italia non paga

TORINO

L'AUTORE di reati violenti spesso è un fantasma. E comunque non ha un soldo. Per questo la Corte di giustizia europea prevede che le vittime, in mancanza di un colpevole identificato e sufficientemente abbiente, debbano essere risarcite dallo Stato. Non è successo a Roberta, che adesso dal suo Stato si sente tradita: le hanno fatto sapere che toccava a lei dimostrare l'indigenza dello stupratore. Non le spetta nemmeno un euro.

QUESTA bella ragazza, che oggi ha 35 anni, il 22 ottobre 2011 fu rapinata e violentata nel garage di casa, in un comune vicino a Torino, al ritorno dalla discoteca. Dopo la denuncia i carabinieri arrestarono un quarantenne che l'aveva intercettata nel locale e poi seguita. L'uomo fu condannato a otto anni e due mesi di carcere, è ancora in galera. E Roberta, fuori, si dispera per non avere ottenuto «adeguato ristoro», come si dice.

IL TRIBUNALE di Torino ha infatti respinto il ricorso dei suoi legali, Stefano Commodo e Gaetano Catalano, che sono però pronti a ricorrere in appello sottolineando la magia nera delle interpretazioni discrezionali: a Milano negli stessi giorni la Corte d'Appello civile ha preso una decisione opposta condannando lo Stato a risarcire due donne vittime di stupro da parte di un gruppo di sei rumeni che stanno scontando undici anni di carcere.

IN QUEL caso la figlia era stata violentata davanti alla madre durante una rapina nel loro negozio e la sentenza evidenzia come gli autori del reato non siano in grado di risarcire le vittime in quanto detenuti. Senza alcun accertamento patrimoniale da parte dei legali delle signore.
La ‘negligenza' di Roberta, invece, sta nel non avere fatto tutto quello che era in suo potere per ottenere il risarcimento direttamente dal suo violentatore. In sede penale la giustizia ha fatto il suo corso, la soddisfazione di vederlo dietro alle sbarre c'è stata. Tutto si è inceppato quando la donna ha portato davanti al Tribunale civile di Torino la Presidenza del Consiglio dei ministri chiedendo che venisse condannata a pagarle un indennizzo per omessa attuazione della «Direttiva Ce numero 80 del 2004» che impone agli Stati membri di garantire «adeguato ed equo ristoro» alle vittime di reati violenti intenzionali.

RICORSO respinto. E perché? Perché per i giudici avere subito uno stupro e una rapina non dà diritto di per sé al risarcimento: è la vittima a dovere dimostrare che il colpevole non è in grado di pagare di tasca propria.
«Il fatto che il reo sia detenuto non comporta automaticamente che fosse privo di redditi in precedenza o che non sia titolare di beni potenzialmente aggredibili», scrive nella sentenza il giudice Anna Castellino. E aggiunge che «essere stata vittima di reati intenzionali e violenti» non è requisito sufficiente a ottenere un indennizzo da parte dello Stato.
notizia tratta da La Nazione www.lanazione.it

 

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