
Giulio Mola
Milano
IL MORSO velenoso del Boa, due acuti dell'imprendibile Robinho e il sigillo di Ibrahimovic stendono l'Arsenal. Il Milan supera a pieni voti (4-0) l'esame d'inglese, scaccia i fantasmi del passato e ipoteca la qualificazione ai quarti di
Ci sono delle serate in cui tutto va bene, ieri è stata una di queste. Una notte di grande festa sotto il cielo della Milano rossonera, perché in un colpo solo i campioni d'Italia hanno respinto due assalti: prima quello della Juve in campionato (rossoneri ancora in testa, con una gara in più, dopo ilo pari a Parma degli uomini di Conte), poi quello dei Gunners in Champions.
A San Siro è stato più facile del previsto ma solo perché la squadra, con umiltà e spirito di sacrificio, ha eseguito ala lettera gli ordini di Allegri. Ovvero giocando con pazienza, concentrazione e attenzione. Bravo anche l'allenaore a capire il punto debole degli avversari, dicendo ai suoi di puntare continuamente la coppia centrale. Insomma il Milan è stato bello ma soprattutto efficace (perfetto sulle fasce), a tratti spettacolare ma anche concreto (meno errori sottoporta). Così gli inglesi, friabili come grissini, si sono sbriciolati in meno di un tempo, lasciando ammutoliti i cinquemila eccitatissimi tifosi al seguito (cariche della polizia in centro poche ore prima del match).
DA PARTE sua il Milan anche in Europa (dopo il blitz di Udine) lancia segnali importanti alle antagoniste. Del resto, come amano ripetere Galliani e Berlusconi (strafelice in tribuna), non è la Champions l'habitat naturale del Milan? Quanto fosse carica la squadra rossonera lo si è capito subito: dalle scelte di Allegri (Mexes e Boateng subito titolari, Nesta in panchina mentre l'eroe del Friuli Maxi Lopez si accomodava in tribuna) all'approccio alla gara, nonostante l'enesimo infortunio (Seedorf ko dopo pochi minuti). Milan in avanti ma non in maniera scriteriata, viste le temute (ma solo teoriche) ripartenze degli inglesi. Il gol di Boateng (18', bordata sotto la traversa dopo assist di Nocerino) e il raddoppio di Robinho su azione forse viziata da fuorigioco (38', di testa, su imbeccata di Ibra), spegnevano ben presto le velleità degli uomini di Wenger, mai pericolosi. Neppure l'ingresso di Henry nella ripresa cambiava la sostanza delle cose, anzi era ancora Robinho (4') a far centro con un bel tiro da fuori. Nel finale il Milan mollava un po' la presa: Van Persie impegnava l'attento Abbiati per due volte, poi Ibra si procurava e trasformava un rigore. Passerella finale anche per Pato, per completare la serata. A Londra sarà quasi una gita, difficile immaginare un suicidio rossonero di massa.
notizie tratte da La Nazione