DAL VIA al cimitero. In presa diretta, o quasi. Purtroppo la ‘Dakar', raid motoristico giunto alla sua trentatreesima edizione, non smentisce la funerea tradizione. La prima tappa della maratona (che per la quarta volta consecutiva si svolge in America Latina) ha preteso un tributo di sangue. La vita persa è quella del trentottenne motociclista argentino Jorge Martinez Boero. Il pilota è arrivato già morto all'ospedale di Mar del Plata, dove un elicottero lo stava trasportando con procedura d'urgenza a seguito di una devastante caduta.
L'INCIDENTE. Secondo quanto è stato possibile ricostruire, Boero era partito con tanta fiducia per la prima tappa del Raid, che attraverso più di ottomila chilometri dovrebbe portare gli oltre 400 partecipanti dall'Argentina a Lima, la capitale del Perù. Boero avrebbe perso il controllo della sua motocicletta, una Beta RR 450, dopo aver percorso una cinquantina di chilometri. Non è chiara la dinamica dell'incidente: il centauro era solo e si stava avvicinando al primo controllo orario. Gli organizzatori hanno fatto sapere che il pilota argentino, rimasto esanime al suolo, sarebbe stato soccorso dai medici nel giro di cinque minuti, grazie alle segnalazioni Gps ricevute dal Centro Sicurezza. I dottori avrebbero riscontrato una grave ferita al torace, causa di un arresto cardiaco. I sanitari hanno tentato di rianimare Boero durante il trasferimento in elicottero dal luogo dello schianto all'ospedale di Mar del Plata: ma in clinica è stato possibile soltanto riscontrare la morte del motociclista.
IL PRESAGIO. La tragedia di Boero è stata accompagnata da un mistero. In un messaggio sul suo profilo Twitter, l'argentino, poco prima della disgrazia, aveva scritto: «Sfortunatamente il camion per la assistenza della mia moto ha sbattuto ed è impossibile ripararlo. Ma non mi arrendo, ce la metterò tutta e arriverò a Lima». Boero era senza appoggio, al via della prima tappa? E allora perché gli è stato permesso di partire? E come interpretare un suo altro messaggio Twitter, così formulato: «Ciò che non ci uccide ci rafforza?». Era un presagio?
LE POLEMICHE. Quando la ‘Dakar' partiva da Parigi e si concludeva nella capitale del Senegal, le tragedie erano quasi all'ordine del giorno. Manca persino una contabilità esatta delle vittime: più di venti i concorrenti uccisi dal deserto, ma non è mai stato reso pubblico l'elenco dei caduti tra spettatori, addetti alla sicurezza e semplici...passanti. Anche per questo, alcuni anni fa, gli organizzatori decisero di spostare il Raid in Sud America. Tirarono in ballo persino minacce di terroristi: si diceva che la corsa fosse addirittura nel mirino di Osama Bin Laden. Tutte balle, servite per spostare l'avventura in zona Ande. L'operazione ha funzionato a livello multimediale: ieri dalla Argentina sono partiti 443 veicoli. Le moto, compresa quella del povero Boero, erano 178, poi ci sono 30 quad, 70 camion e 161 auto. Traguardo a Lima, il 15 gennaio, dopo 8373 chilometri, con oltre 4mila km di prove speciali.
notizie tratte da La Nazione