
Luca Pasquaretta
Torino
LA CLASSE operaia va in paradiso. Non è un film. Nel caso di Andrea Barzagli è tutto vero. Da gregario a protagonista: in un anno ha conquistato tutti, diventando una colonna della Juve di Conte, prima ed imbattuta. Umiltà, lavoro e famiglia, ecco il segreto del suo successo.
Spesso si dice: tutti sono importanti, ma nessuno è indispensabile. Conte però non ha mai fatto a meno di lei: 17 partite su 17, un rendimento altissimo e zero ammonizioni. Tanta roba?
«E' sempre una grande responsabilità indossare questa maglia. Per me è un motivo di soddisfazione, mi faccio trovare pronto. Serve volontà, lavoro e tanta voglia di mettersi in gioco. Io lo faccio tutti i giorni».
Nel suo caso 300 mila euro spesi bene?
«Ero anche in scadenza, si parla di quelle cifre per quello».
I campionati si vincono facendo un gol in più oppure subendone uno in meno?
«Tutte e due le cose. La nostra squadra ha tanti attaccanti fortissimi, un gol lo facciamo sempre. Quindi se non prendiamo gol abbiamo più possibilità di vincere».
Perché da queste parti non si può pronunciare la parola scudetto?
«Dopo gli ultimi due anni, sarebbe da pazzi. Aspettiamo. Stiamo facendo cose straordinarie. Va bene non sbilanciarsi troppo».
In molti paragonano Conte a Lippi. Lei li ha avuti entrambi. Cosa li accomuna?
«Il carisma, la grande personalità. Poi ognuno fa l'allenatore a modo proprio. Sanno tenere in mano la squadra».
Immaginava che a Natale la Juve sarebbe stata prima ed imbattuta?
«Eravamo partiti con la voglia di riscattare il recente passato. Per adesso abbiamo avuto grande mentalità, ogni partita l'abbiamo affrontata al massimo e forse per questo che siamo imbattuti. Vedo grande voglia e rabbia di fare risultato. E lo abbiamo dimostrato a Napoli».
Proprio quella del San Paolo è stata la gara della svolta?
«Ci ha dato consapevolezza. Lì la Juve ha fatto vedere di essere una squadra tosta, con gli attributi. Volere, è potere».
Il Milan è ancora la squadra più forte?
«Hanno tanti campioni e lo scudetto cucito sul petto. Per questo sono i favoriti. Ma occhio anche ad Udinese e Lazio. Il campionato è aperto».
Come si diventa Barzagli?
«Con il lavoro, non avendo il talento di altri. Il mio sogno era diventare un calciatore, un giocatore importante, l'ho realizzato».
Per chi tifava appunto da bambino?
«Allo stadio andavo a vedere la Fiorentina. E' passata un'eternità. Quando fai questo mestiere ad alti livelli, pensi a fare bene per la squadra in cui giochi».
Che cos'è oggi per lei la Juve?
«Il top in assoluto. Il massimo per un giocatore. Ci sono arrivato. Cerco di mostrare tutti i giorni di essere da Juve».
Meglio lo scudetto o l'europeo con l'Italia?
«Domandaccia. Magari entrambi (risata, ndr). Non siamo a niente. In nazionale con Prandelli ho giocato 2 sole partite. Non posso dire di essere dentro al 100%. Devo lavorare».
Un pregio e un difetto di Barzagli...
«Un difetto: sono fin troppo modesto. Un pregio? Sono un buon lavoratore, mi metto sempre a disposizione».
Una cosa che non farebbe se potesse tornare indietro?
«Non ho grandissimi rimpianti. Forse finirei gli studi Lo capisci dopo».
Chiellini è più forte come centrale o come esterno?
«Giorgio è un grande difensore centrale, un giocatore completo. A sinistra non me lo ricordavo così forte. E' tosto, difficile da abbattere».
In questo percorso con Conte, chi è il compagno che l'ha stupita di più?
«Vidal mi ha impressionato. Marchisio è cresciuto tantissimo. Si vedeva che aveva qualità importanti, quest'anno sta dimostrando di essere un campione».
Quanto conta la testa nel calcio moderno?
«Tantissimo. Penso un 40-50%. Poi gambe, fisico, tecnica e cuore».
Conte grande allenatore, ma anche ottimo psicologo?
«Sì, ti dà fiducia. Ti sprona e ti sa prendere. E' un fattore in più quest'anno».
Una fotografia della sua vita?
«La mia famiglia e i miei figli. E il mondiale».
Non ha ancora segnato...
«Non mi preoccupo. Anzi, sarebbe perfetto se segnassi zero gol come con il Wolfsburg e poi vincessi il campionato. Sarebbe perfetto».
Le piacerebbe chiudere la carriera nella Juve?
«Sì, sicuramente».
Sotto l'albero cosa si aspetta di trovare?
«Mi basta un buon futuro per i miei figli e per la mia famiglia».
Cosa ha regalato a Conte?
«Una sciarpa. Così non perde sempre la voce».
notizie tratte da La Nazione