SOTTO ogni pessimistica previsione l'Inter, meglio di quanto l'inguaribile ottimista potesse sperare, il nuovo e giovane Bologna. In attesa di Malesani, in panchina va benissimo Paolo Magnani, tecnico che con questo pari scrive il primo capitolo di una storia rossoblù che promette divertimento e vittorie. Cenerentola ha tenuto la Strega nerazzurra sotto scacco per tutto il primo tempo, sfiorando per due volte il gol con Gimenez. Poi l'Inter si è ricordata del suo recente passato. Oppure si è vergognata un po' del suo impalpabile gioco, del suo ritmo inadeguato alla serie A ed è diventata padrona del campo. Ma è andata a sbattere prima contro Viviano (parata eccezionale su Snejider), poi contro il palo con un colpo di testa di Eto'o. Molti brividi per il Bologna che, rispetto all'anno scorso, ha mostrato, in partenza, quattro facce nuove. Ma anche molti elogi. Per l'impostazione della gara, per la tenacia, per lo spirito di sacrificio. Se la prima impressione è quella che conta, al Dall'Ara ci sarà da divertirsi più del solito.
PER ASSOMIGLIARE a se stessa, l'Inter ha impiegato un'ora. E se ci ha messo tanto, non può essere solo perché le mancava Maicon. Che non è poco, ma non è il collettivo, non è la rapidità di una squadra intera, non è l'unico che dovrebbe tirare in porta o avere guizzi vincenti. Questa è un'Inter meno determinata che in passato, forse alla ricerca di una nuova identità. Senza dubbio privata di quella che aveva prima. Bravo è stato il Bologna a non farsi mettere sotto. Bravo finchè ha potuto, fino a quando il motore dell'Inter ha iniziato a sprigionare qualcuno dei suoi tanti cavalli. Ma era nei minuti dei campioni latitanti che il Bologna avrebbe dovuto mettere in banca il suo spicchio di tranquillità. Ci è andato vicino, ma non è stato abbastanza spietato e preciso per il colpo grosso. Per due volte Di Vaio si è allargato aspettando l'inserimento di Gimenez. Visto e servito. Due tiri e nessun problema per Julio Cesar. Eh no, ragazzi del Bologna: quando si gioca contro le grandi, non sono concessi gli sprechi, non esistono i lussi.
Però il nocciolo della questione rimane questo: l'Inter, almeno per ora, fa meno paura di un anno fa. Ha alzato il baricentro, ha in animo di giocare di più e, rispetto all'anno scorso, di speculare meno sulla sua forza, ma ancora il Benitez pensiero non lo ha mandato a memoria e il gioco non è fluido. Non è un caso che l'unica vera grande prodezza della serata l'abbia firmata Viviano, che ha opposto lo scudo stellare al missile su punizione di Snejider. Subito dopo, al culmine dello sforzo nerazzurro (27' della ripresa) c'è stato anche il colpo di testa di Eto'o, che si è stampato sulla traversa. Messo sotto assedio, il Bologna se l'è cavata bene in difesa e ha tentato di calare l'asso del contropiede, trovando la bocca spalancata di Lucio, pronto a fagocitare qualunque velleità altrui.
Notizia tratta da La Nazione