
Alessandro Fiesoli
Firenze
I TONI sono di velluto, i concetti più decisi, meno morbidi. Benvenuti alla Prandelli revolution, primo giorno dell'anno zero di un ciclo azzurro da ricostruire, dalle macerie sudafricane. Qui c'è da rifare l'Italia, e allora meglio essere chiari fin dal primo momento, il nuovo marchio di fabbrica deve avere contorni il più possibile precisi e identificabili: una nuova Nazionale «generosa, molto e sempre», con il sorriso, «l'entusiasmo e la voglia di rischiare per andare oltre i propri timori», spiega ancora, e sono i primi comandamenti del neo ct per una squadra che deve tornare a farsi amare. E dato che non può essere solo una questione di buoni sentimenti e ottime intenzioni del nuovo timoniere, sarebbe troppo banale, ecco il messaggio inaugurale forte e chiaro per la ciurma: «Serenità e serietà, soprattutto tanto senso di responsabilità», inteso anche come rispetto delle regole, e spunta la parolina tanto cara a Mourinho, ‘empatia', che poi è la capacità di ascoltare l'altro, in questo caso i giocatori, «da trattare come persone adulte e non visti come ragazzi viziati».
Welcome Prandelli, allora, e come primo atto del suo insediamento al tavolo d'onore della sala stampa di Coverciano, il nuovo ct si è sistemato con cura la sedia che fu di Lippi, e ha chiesto una tregua ai fotografi: «Troppi flash, così non riesco a rispondere alle domande». A cominciare da quella, inaugurale, su Cassano e Balotelli, i simboli della sua svolta. «Il calcio è qualità, cercherò sempre di privilegiare le doti tecniche, e dovremmo ricominciare a farlo tutti, a partire dai settori giovanili», e il suo teorema prosegue con l'investitura per i due giocatori: «Devono sentirsi responsabilizzati, e molto». Cassano, in particolare, «ha un'occasione straordinaria e avrà continuità se saprà essere un riferimento per i compagni», e in quanto a Balotelli «in questi due giorni cercherò soprattutto di farlo parlare». E il punto in generale è proprio questo, dare fiducia ad azzurri vecchi e nuovi chiedendo in cambio maturità, orgoglio, senso di appartenenza.
Un'esigenza subito tradotta, da Prandelli, in un paio di decisioni: la prima è stata quella, già ieri mattina, di lasciare ai giocatori, in una riunione affidata a De Rossi come primo capitano della sua gestione, la scelta dei numeri di maglia. Come seconda mossa, l'annuncio di un codice di comportamento «che sarà sottoscritto dai calciatori», ha spiegato Prandelli, inteso come una serie di regole, tipo la mancata convocazione come conseguenza di un'espulsione per un fallo di gioco particolarmente violento in campionato.
«MI SONO chiesto: cosa posso fare per il nostro calcio? E mi sono dato anche la risposta: scegliere le qualità tecniche, stimolare l'ambiente, non avere fretta». Fra gli slogan immancabili della prima volta, rispunta così anche quello bernardiniano della «Nazionale dai piedi buoni». Magari. «E' una scelta obbligata, quella di puntare sul talento, altre non ne vedo». In questa prima convocazione, spiega il ct, «Gilardino e Pazzini sono rimasti fuori perché li conosco già molto bene», e aveva voglia di scoprirne altri, come Amauri. Una convocazione, quella del primo ‘nuovo italiano' della sua gestione, contestata a caldo dal leghista Cavallotto. «Ma i discorsi politici sui tempi di naturalizzazione li lascio ai politici, andrò avanti per la mia strada, convinto che sia quella giusta». Sul mondiale, solo uno sguardo indietro, un po' imbarazzato per rispetto nei confronti del suo predecessore: «Il mio punto di vista è che sia mancata la convinzione, ma Lippi rimane un ct campione del mondo, sapete che l'ho incontrato, posso solo dire che l'ho trovato amareggiato».
Capitolo chiuso. Avanti con il prossimo, con il suo. «So che non sarà facile nelle qualificazioni europee, ma c'è una grande volontà di rilancio, l'idea predominante è giocare meglio degli altri, ma soprattutto dare sempre qualcosa in più». Con generosità, appunto.
notizia tratta da La Nazione