dall'inviato
Giampaolo Pioli
TAMPA (Florida)
NULLA di fatto. Nessuno vuol mollare. La battaglia delle primarie si sposta verso Ovest e rimarrà cattiva. Neppure la schiacciante vittoria di Mitt Romney in Florida col 46% dei voti, contro il 32% di Gingrich, il 13 di Santorum e il 7 di Paul, ha ridotto le fila dei candidati repubblicani alla nomination. L'anti-Obama non ha ancora un nome. Bisognerà attendere almeno il ‘super Tuesday' del 6 marzo, quando i repubblicani di dieci Stati andranno contemporaneamente alle urne, per capire se Gingrich e Santorum si faranno da parte o uniranno le forze contro il battistrada.
«Sono pronto a guidare l'America e il partito del dopo Obama - ha detto un Romney esuberante salutando duemila fan molto eleganti durante il party della vittoria - Tornerò qui fra sette mesi alla convention per presentare il nostro ticket vincente». E guardo già allo scontro diretto con Obama: «Per essere leader bisogna assumersi responsabilità, non cercare scuse: Mr President, lei era stato eletto per guidare, ma ha scelto di non farlo, ora è arrivato il momento che si faccia da parte». In un altro angolo della Florida, in una sala mezza vuota, Newt Gingrich rabbioso e combattivo non ci sta.
«I REPUBBLICANI devono scegliere tra un vero conservatore come me o un moderato del Massachusetts. Sta diventando una corsa a due e abbiamo davanti ancora 46 Stati. Dimostrerò il potere della gente contro il potere dei soldi». Dal Nevada, dove si terranno i caucus sabato, Rick Santorum respinge al mittente l'invito di Gingrich a uscire di scena.
Nonostante la pressione delle gerarchie repubblicane (schierate discretamente con Romney) che vorrebbero la fine delle ostilità al più presto, per concentrarsi contro Obama, ormai il disprezzo e l'antipatia personale fra Mitt e Newt soprattutto dopo la massacrante campagna di spot negativi combattuta con 12139 annunci contro 247, è arrivato ad un punto di non ritorno. Gingrich ora si sta scagliando non solo contro Romney, ma anche contro l'apparato repubblicano che, dice, lo boicotta. Qualcuno non esclude che, trascinando lo scontro sporco e frontale fino alla convention di agosto, Newt punti al caos o addirittura alla costituzione di un terzo polo per raccogliere i transfughi del Tea party, gli ultraconservatori e una larga fetta della base popolare repubblicana che non crede ancora nell'autenticità di Romney. Non è un caso se nelle magliette vendute al convention Center di Tampa l'altra sera per 30 dollari, c'era scritto precauzionalmente Mitt is legit, Romney è legittimo. Gingrich affronta il super Tuesday e il prossimo appuntamento nel Nevada, dove i mormoni contano, con un ventottesimo dei finanziamenti raccolti dall'avversario. Oltre 60 corporation e grandi banche hanno versato più di 100mila dollari l'una nel «super Pac» che appoggia Mitt. Si tratta di un divario siderale.
notizie tratte da La Nazione