Roma, 31 gennaio 2012 - Il consiglio europeo approva il patto di bilancio, il famoso Fiscal compat a cui tanto teneva la Germania. Oltre la Gran Bretagna, la Repubblica Ceca ha dichiarato di non essere in grado di dare l'Ok sul testo. Ma i leader dell'Ue riuniti a Bruxelles non hanno firmato solo la santa alleanza sul rigore. Hanno dato il via libera anche alla dichiarazone sulla crescita proposta dalla Commissione: «Dobbiamo modernizzare le nostre economie e rafforzare la nostra competitività. Questo è essenziale per creare posti di lavoro».
Sarà il Consiglio europeo di marzo a varare i piani delle politiche occupazionali dei singoli Paesi membri potendo contare su 82 miliardi di fondi comunitari, 8 tondi per l'Italia.
A marzo è stata rinviata la soluzione di uno dei nodi più intricati: il rifinanziamento del Fondo salva stati. Detto questo, la giornata di ieri è stata positiva per Mario Monti. Innazitutto il consueto pre consiglio a due (Merkel Sarkozy) si è trasformato in un trilateral con la presenza del nostro premier (i giornalisti stranieri già parlano di «Merkonti» al posto dell'ormai superato «Merkozy»).
I tre hanno deciso che a febbraio torneranno a vedersi a Roma. Il premier è anche riuscito a centrare l'obiettivo di rendere meno stringente il piano di rientro dei debiti eccessivi evitando sanzioni troppo automatiche per chi deroga dall'obiettivo di ridurre il debito di un ventesimo del 20% l'anno, qualora sia superiore al 60%.
A tarda sera Monti ha tenuto una conferenza stampa per esprimere tutta la sua soddisfazione: «Si è conclusa una pagina importante per la stabilità dell'euro, col nuovo patto l'Europa siede su una roccia forte, in grado di dare tranquilllità ai mercati». Quanto a Roma, ha detto il premier, «non avrà bisogno dei soldi del fondo».
Soddisfatto anche il presidente della Bce Draghi: «L'accordo rafforzerà la fiducia nella zona euro».
Il vertice Ue di ieri è stato più in salita del previsto. Riflettori sulla crisi greca, visto che l'accordo per la ristrutturazione del debito pubblico detenuto dai privati ancora non è stato raggiunto («ma è vicino», annunciava in tarda serata Sarkozy), evidente l'esigenza di ripensare le dimensioni del secondo piano di salvataggio di Atene. Il summit si è arenato a lungo anche su un'impuntatura dei polacchi, che hanno minacciato di non firmare il patto di bilancio. Alla fine quella firma è arrivata, mentre l'accordo sottoscritto è rimasto a 25: Londra e Praga hanno detto no.
Una bacchettata all'Italia è arrivata dal presidente della Commissioen Ue, Barroso, che ha indicato come uno degli esempi negativi per il mercato unico il caso di Pisa, dove il gruppo svedese Ikea è stato costretto ad attendere sei anni per avere il permesso per aprire un nuovo punto vendita, quando in Cina servono ottomesi.
ol. po.
notizie tratte da La Nazione