
Luca Bolognini
RONALD Reagan li considererebbe tutti ‘peccatori'. Nelle 48 ore precedenti al voto in New Hampshire, l'undicesimo comandamento di The Gipper, «Mai parlare male di un altro repubblicano», è stato fatto a brandelli. Mitt Romney, che lunedì in un eccesso di sicumera aveva affermato «Mi piace licenziare le persone che lavorano per me, se non mi rendono un buon servizio», è stato attaccato da tutti i suoi rivali, che però non hanno smesso di rifilarsi una serie di micidiali colpi bassi tra loro. Il voto di ieri nello ‘Stato del granito' (i risultati saranno resi noti solo oggi in Italia), infatti, più che indicare un favorito per la nomination finale, servirà a individuare il candidato dell'ultradestra. La vittoria dell'ex governatore del Massachusetts non è in discussione: i sondaggi lo danno primo, con un consenso tra il 30 e il 40%. La gaffe sui licenziamenti potrebbe però costargli caro: secondo gli analisti, dovrà ottenere almeno il 35% dei voti per diventare ufficialmente l'anti Obama (che secondo l'ultime rilevazioni è favorito contro qualunque candidato dell'Elefante). Sotto il 30, invece, si parlerebbe di «disastro».
LA SFIDA più interessante riguarda così il quarto posto. La corsa è tra i super conservatori Newt Gingrich e Rick Santorum, che potrebbero così accreditarsi come vice in un eventuale ticket con il ‘moderato' Romney (bisognoso di coprirsi verso la destra cristiana) o imporre un loro uomo alla convention repubblicana di agosto. Il candidato italoamericano, dopo l'exploit in Iowa, calamiterà i voti del Tea Party, orfano di Michele Bachmann. Tuttavia il fervore religioso di Santorum (anti gay, contrario all'aborto e con dei dubbi perfino sulla legalità dei contraccettivi) rischia di penalizzarlo nel laico New Hampshire. Gingrich, che ha l'appoggio dell'influente quotidiano locale The Union Leader (sul cui sito, tuttavia, campeggia una grande pubblicità comprata da Obama), è stato mediaticamente fatto a pezzi dagli spot di un Pac (i comitati non riconducibili a un candidato, che possono raccogliere fondi senza limitazioni) pro Romney. I 5 milioni di dollari versati da Sheldon Adelson (proprietario di diversi casinò e fra i Paperoni d'America) a un ‘Political action committee' vicino a Gingrich, potrebbero però rilanciarlo. In ogni caso, chi arriverà quinto in New Hampshire, dove sono attese alle urne 350mila persone, difficilmente potrà proporsi come il bastione della destra conservatrice in Carolina del Sud (dove si vota il 21), roccaforte dei cristiani evangelici.
Ron Paul e Jon Huntsman, graditi agli indipendenti, ieri erano in lotta per il secondo posto. Se il deputato texano, dopo la delusione in Iowa, dovesse incappare in un'altra débâcle, difficilmente sopravviverà al Super Tuesday. Anche Huntsman si gioca tutto: solo battendo Paul può arrivare fino in fondo.
notizie tratte da La Nazione