dall'inviato
Giampaolo Pioli
NEW YORK
IL VOTO nel New Hampshire per le primarie repubblicane (questa notte in Italia), con Mitt Romney in vantaggio di almeno 13 punti sui suoi diretti inseguitori Ron Paul, Jon Huntsman, Rick Santorum e Newt Gingrich, farà chiarezza e forse anche pulizia. Se come vincitore non sembra in discussione, Romney dovrà guardare con molta attenzione a chi si piazzerà al secondo posto e con che distacco.
I rivali hanno iniziato a sparare su Romney nel fine settimana facendogli perdere qualche punto, ma il vero fuoco di sbarramento arriverà in South Carolina il 21 gennaio, dove Gingrich lo aspetta al varco con un filmato che lo dipinge come un «capitalista avido e rapace», cinico tagliatore di teste; e in Florida a fine mese, dove non si gradisce molto una eventuale riforma delle pensioni. Anche Santorum e Rick Perry sanno di avere al Sud forti ragioni per far valere le loro credenziali di super conservatori amici del ‘tea party'. Ma un fatto è certo: se Ron Paul, il medico libertario, non ha chance (ma mantiene il 15-20 per cento), fino a quando Santorum, Gingrich, Huntsman e Perry continueranno a non scegliere chi tra loro potrebbe diventare, prima della convention di agosto, la vera alternativa di destra nei confronti di un Romney moderato, quest'ultimo avrà corsa facile verso l'incoronazione. Mobilitando una moglie brillante e quattro figli astemi, assistito da un'organizzazione straordinaria e imbottita di soldi, fiancheggiato da un «super Pac» formato da decine di amici miliardari, Romney già stanotte può mettere una serissima ipoteca alla nomination. Se Mitt ottenesse in New Hampshire gli stessi voti del 2008 com'è accaduto in Iowa, dimostrerebbe che il 65% dei repubblicani e soprattutto la componete cristiana ed evangelica, continua a non volerlo e potrebbe dirottare nei prossimi mesi le preferenze su un candidato più «unificante» e non mormone, come Santorum o Gingrich.
CHI SI STA imponendo con prepotenza, da convitato di pietra di queste primarie repubblicane, sono i «super Pac», organizzazioni non riconducibili direttamente ai candidati, legittimate da una decisione della Corte Suprema del 2010. Possono raccogliere un numero illimitato di dollari per annunci e campagne a favore o contro, superando il limite individuale che vincola ogni cittadino a non donare più di 2.300 dollari a un singolo candidato o 30mila a ogni partito.
notizie tratte da La Nazione