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Notizie Dal Mondo - Politica (04/01/2012)

Iowa, Romney prova lo sprint e Obama corre già ai ripari

Il Presidente irrompe via web sulle primarie repubblicane

dall'inviato

Giampaolo Pioli
DES MOINES (IOWA)
FREDDO, slogan, appelli telefonici, porta a porta, pizza, salsicce, birra e caffè fino all'ultimo. Un'incertezza che non si era mai vista. Anche Obama è intervenuto via web per invitare gli elettori democratici dell'Iowa ad andare comunque ai caucus dell'asinello (che si sono tenuti in parallelo a quelli repubblicani) anche se il nome del presidente era l'unico sulla lista, perché l'Iowa, dove ha vinto nel 2008, oggi è uno Stato deluso e in bilico che il prossimo novembre, alle presidenziali, potrebbe voltargli le spalle.
Ieri, i sei candidati repubblicani in corsa (Huntsman è già in New Hampshire, mentre Roemer non ha speranze) si sono contesi fino all'ultima mano alzata nei 1.789 distretti delle 99 contee dell'Iowa. Oltre il 40% degli elettori è entrato ai caucus ancora indeciso. Solo Mitt Romney si è proclamto vincitore con 24 ore d'anticipo e Rick Santorum è diventato sempre più sorridente e sicuro dopo un formidabile ‘surge' mediatico e di popolarità, che gli ha fatto guadagnare il 16% dei consensi nelle fila degli evangelici e dei conservatori anti aborto e anti gay. Le prove generali per definire la «nuova destra», oscillante fra Tea party e moderati, hanno prodotto un arcobaleno di candidati diversissimi e ancora scatenati gli uni contro gli altri per strapparsi la medaglia dell'anti Obama. Il verdetto dell'Iowa in realtà, non è mai stato decisivo nell'indicare un presidente repubblicano. Reagan e George W. Bush persero entrambi qui, ma rimasero 8 anni alla Casa Bianca. I ‘caucus del grano' servono più per «eliminare gli ultimi», come la Bachmann (scaricata anche dalla Palin, passata con Santorum) ad esempio, piuttosto che per incoronare chi davvero otterrà la nomination.

IN POCHE ore infatti, passata l'ubriacatura del voto, tutti penseranno già all'appuntamento del fine settimana con due dibattiti in New Hampshire dove si vota il 10 gennaio, perché questo risultato potrebbe ribaltare tranquillamente quello di Des Moines e venir a sua volta annullato dalle primarie del South Carolina (21 gennaio), dove il texano Rick Perry e Newt Gingrich cercheranno la loro ultima rimonta, sparando a zero su Romney e Santorum, indicati da tutti, insieme a Ron Paul come i vincitori in Iowa.
Se Santorum, disponibile e modesto, ma senza un dollaro, si dichiara orgoglioso delle sue origini dicendo «mio nonno era un minatore senza cultura che ha lasciato l'Italia nel '25 perché contrario a Mussolini» e promette che «ci sarà sempre cibo italiano alla Casa Bianca», mettendo però in chiaro che «l'Europa (per risolvere la crisi, ndr) non potrà contare sull'appoggio Usa», Mitt Romney è l'unico ad aver scelto come bersaglio Obama e non gli altri sfidanti del partito. «Il presidente - ha spiegato - vuole trasformare l'America in una sorta di grande Paese europeo, dove è lo Stato che decide il destino delle persone».
DOPO una catena di attacchi tv a pagamento contro Gingrich, finanziati da un gruppo di miliardari fiancheggiatori di Romney, Newt ha già aperto la contraerea, definendo «bugiardo» e «non conservatore» l'ex governatore del Massachussetts, che verrà bombardato in South Carolina anche da Perry. Soltanto una netta vittoria di Romney in Iowa e in New Hampshire (dove è in vantaggio), con Santorum alle spalle scelto nel ticket quale vicepresidente, per accontentare l'ala evangelica e super conservatrice, potrebbe chiudere in anticipo la corsa alla nomination. Tutte le altre ipotesi, invece, manterranno la gara fra i repubblicani aperta, lunga e cattiva. Ed è quello che Obama, in leggera risalita nei sondaggi, si augura.
notizie tratte da La Nazione

 

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