Partido Popular
IL PRONOSTICO è stato rispettato nel dato più importante: la maggioranza assoluta del parlamento. Che poi Mariano Rajoy, il successore di José Maria Aznar alla guida del Partido Popular, sia un punto e mezzo sotto la percentuale che gli assegnavano i sondaggi, poco importa. Governerà la Spagna, dopo due mandati del socialista Josè Luis Rodriguez Zapatero, con il 44,55% dei voti conquista 186 seggi sui 350 del Congresso dei deputati. Il partito conservatore torna così ai livelli del 2000, quando Aznar fu rieletto. Rispetto al 2008, il Pp cresce di tre punti e mezzo. La prima dichiarazione ricalca la promessa base sulla quale si è svolta la campagna elettorale: «Ora inizia una nuova tappa nella quale il nostro unico obiettivo sarà di sconfiggere la crisi e la disoccupazione». E ha avvertito, «non ci saranno miracoli».
TRACOLLO per il Psoe: aveva il 43,6 nel 2008, quando Zapatero vinse il suo secondo mandato sulla scia dell'entusiasmo per un Paese in forte crescita. Ma la bolla immobiliare, il ristagno dell'economia e la recessione fra 2009 e 2010 hanno fatto tornare i socialisti al livello del 1977: Alfredo Perez Rubalcaba, il candidato premier che sperava di frenare il travaso dei voti, si ferma al 28,66% e a soli 110 seggi. ora rischia di dovere fare i conti con una fronda interna che, nonostante tutto, non riesce a capacitarsi di una sconfitta così netta. Per il Psoe è la peggiore sconfitta di sempre, peggio di quanto fece Joaquim Almunia che perse contro Aznar nel 2000 portando con sé 125 deputati.
NON È servita a nulla la decisione di Zapatero di dimettersi e indire elezioni anticipate (il suo mandato finiva a primavera prossima) pensando di prendere in contropiede gli avversari e dimostrare agli spagnoli la sua buona fede. Non ha funzionato l'appello agli indecisi e agli indignados in nome di una sinistra che poteva tornare a risolvere i problemi del Paese. Non gli hanno creduto perché nel terzo trimestre del 2011 la discoccupazione ha toccato il 21,53%, un record tra i Paesi industrializzati, e le stime di fine anno non scontano che mezzo punto. Ma soprattutto la fascia di età sotto i 30 anni paga il 40%, dato doloroso da sopportare. Non gli hanno creduto perché il rapporto deficit-Pil ha raggiunto nel 2010 il 9,3% (nel 2011 dovrebbe fermarsi al 6,6). Non gli hanno creduto perché il deficit commerciale nel 2010 è aumentato del 4,2% a 52,3 miliardi di euro e perché l'inflazione è salita al 3%.
E SE ZAPATERO uscendo ieri dalle urne ha dichiarato che «il voto è la strada migliore per affrontare i problemi», Rajoy non ha avuto esitazione: «Sono pronto fin da subito a prendere in mano le redini della Spagna. Ma nell'attesa del passaggio delle consegne (che dovrebbe avvenire a metà dicembre, ndr), costituirò un pre-governo per cominciare a studiare quali provvedimenti privilegiare nell'immediato». Rajoy non è un debuttante alla Moncloa, dove è stato portavoce e ministro di Aznar. 56 anni, galiziano di Santiago di Compostela, tifoso del Real Madrid, vuole essere «un governante all'altezza di ciò che i cittadini chiedono». Il neo premier nel 2004 perse perché Aznar volle attribuire all'Eta gli attentati alle stazioni che costarono 191 morti. E per la prima volta proprio gli indipendentisti baschi più radicali riuniti sotto la sigla Amaiur entrano al Congresso con 6-7 seggi, battendo i nazionalisti moderati del Pnv, fermi a 4. Non c'è stato il record di affluenza: i votanti sono rimasti tre punti sotto a quelli del 2008.
notizie tratte da La Nazione