NEW YORK
MA COSA succede ai candidati repubblicani? Uno dopo l'altro sembrano autodistruggersi durante gli incontri con la stampa. Dopo il texano Rick Perry, ieri è toccato al divertente ex re delle pizze Herman Cain, l'uomo d'affari di colore considerato il simbolo dell'antipolitica in questa corsa alla nomination. Soddfisfatto perché sembrava essere riuscito ad accantonare almeno per qualche giorno lo scandalo dei palpeggiamenti alle bionde che gli chiedevano lavoro, «Herman il terribile» è inciampato sulla Libia, dimostrando di non sapere nemmeno di cosa stava parlando.
Quando gli editorialisti del Milwaukee-Wisconsin Journal Sentinel gli hanno chiesto un giudizio sull'azione di Obama nel paese africano, Cain ha cominciato a roteare gli occhi cercando ispirazione dal soffitto poi con uno sguardo imbarazzato ha detto, quasi chiedendo conferma: «Ah la Libia... Il presidente Obama ha sostenuto le proteste, giusto?». Pausa interminabile di nove secondi, poi: «Ha chiesto la cacciata di Gheddafi, vero? È che volevo essere sicuro che stiamo parlando della stessa cosa...». Seconda lunga pausa dopo aver spostato la sedia per prendere tempo, poi, sempre più nervoso: «Io avrei gestito le cose diversamente... avrei selezionato meglio l'opposizione, fidandomi di più dei nostri servizi segreti».
QUANDO, sbigottiti, i giornalisti gli hanno detto che per sei mesi c'è stata una guerra in Libia e che Gheddafi è stato ucciso, Cain sempre più frastornato ha replicato: «Capisco... ma c'è un groviglio di cose che si accavallano nella mia mente in questi giorni». Pochi secondi dopo, l'intero video dell'intervista surreale era già in rete. I portavoce di Cain sono scattati dicendo: «È stato preso fuori contesto, era troppo stanco, dormiamo solo 4 ore per notte e sempre in un posto diverso». Ma ormai la frittata era fatta. La politica estera non è mai stata il pezzo forte di Cain, che poche settimane fa aveva messo in guardia dalla Cina sostenendo che rischiava di diventare una potenza nucleare, senza sapere che Pechino ha le atomiche da più di mezzo secolo.
Con altri cinque dibattiti in programma fino alle primarie dell'Iowa che si terranno il 3 gennaio e quelle del New Hampshire il 10, fra i candidati rimasti in lista solo Mitt Romney sembra l'unico in grado di aggiudicarsi la nomination anche se è detestato dal Tea party che lo considerano una figura troppo soft, e per giunta mormone.
Giampaolo Pioli
notizie tratte da La Nazione