I SEGNALI d'inizio non erano buoni. I quattro israeliani uccisi a Hebron e i due soldati feriti ieri in Cisgiordania hanno versato sangue innocente sulla vigilia del summit. Ma Barack Obama è ottimista: «Stiamo facendo progressi, ho avuto incontri molto positivi», ha detto ieri sera, al termine di una giornata di colloqui bilaterali avuti prima col premier israeliano Netanyahu e, poi, col presidente palestinese Abu Mazen. «Possiamo farcela in un anno. Non dobbiamo farci sfuggire questa occasione di pace, potremmo non averne altre. Dobbiamo lavorare con impegno per avere uno Stato ebraico accanto ad uno palestinese» ha detto il presidente. E con fermezza poco prima, con al fianco il premier israeliano Netanyahu, Obama aveva assicurato: «Gli estremisti non saboteranno il processo di pace, il massacro assurdo dei coloni non metterà a repentaglio una pace giusta e durevole».
«Dobbiamo metter fine al conflitto in Medio Oriente una volta per tutte - ha dichiarato Netanyahu - non voglio solo un interludio fra due guerre. Il presidente Abu Mazen è il mio partner per la pace che deve essere difesa dai suoi nemici».
Il presidente americano, cambiando la sua agenda, ha ricevuto subito di prima mattina il premier israeliano e si è presentato davanti alle telecamere per ricordare che anche il presidente palestinese Abu Mazen ha duramente condannato l'assassinio in Cisgiordania.
Le posizioni dei due leader rimangono distanti. Gli estremisti di Hamas, che controllano Gaza e hanno nelle Brigate Ezedin Al Qassam il braccio armato che ha rivendicato l'attentato ai coloni, dicono: «Le cellule dormienti si stanno svegliando e questo è solo l'inizio: colpiremo ancora. Anche dentro Israele se Dio vuole». Netanyahu ha fatto sapere a Obama e a Hillary Clinton di non voler prorogare la moratoria sugli insediamenti a Gerusalemme Est che scade il 26 settembre. I palestinesi hanno risposto immediatamente che si alzeranno dal tavolo se le costruzioni dovessero riprendere. Non sono schermaglie ma posizioni di principio radicate, tuttavia sia il premier israeliano che il presidente palestinese vogliono a tutti i costi far partire il negoziato. Certo l'uccisione dei 4 coloni indebolisce la posizione di Abu Mazen che ha la responsabilità della sicurezza in Cisgiordania.
Anche se il negoziato vero e proprio, alla presenza del presidente egiziano Mubarak, del re di Giordania Abdullah e di Tony Blair per il quartetto delle Nazioni Unite, inizierà oggi al Dipartimento di Stato, Obama ha avuto ieri diversi faccia a faccia con i singoli leader per poi riunirli tutti a tavola alla Casa Bianca.
dall'inviato GIAMPAOLO PIOLI
Notizia tratta da La Nazione