NON È PIÙ un problema di Manhattan o del sindaco Bloomberg, che difende a spada tratta la moschea a Ground Zero come un principio costituzionale. E' diventato un caso politico che sta spaccando democratici e repubblicani, che divide le comunità ebraiche e le contrappone a quelle arabe, che scatena le lobby e appanna da giorni il dibattito sulla ripresa economica.
La decisione del presidente Obama di schierarsi «come cittadino e come presidente» in difesa del diritto di costruire un centro islamico e di preghiera a pochi isolati dai crateri delle Torri Gemelle, ha sconquassato l'intero mondo politico Usa, anche se Camera e Senato sono ancora in vacanza. Ha obbligato Barack ad un penoso aggiustamento di tiro e ha aperto una violenta controversia tra favorevoli e contrari, con gli ultimi sondaggi che danno il 68% degli americani in disaccordo con la scelta del presidente. Il gradimento del presidente è al minimo storico, il 44%, che scende al 39 tra gli elettori indipendenti, esterni ai due partiti maggiori.
L'impopolare ma coraggiosa e rispettabile presa di posizione di Obama sta offrendo uno spaccato straordinario di un'America che apertamente non lo ammette, ma sottopelle cova un vero sentimento anti-arabo, sicuramente accentuato dalle stragi dell'11 settembre.
«Così come i nazisti non hanno il diritto di mettere una loro targa di fianco al museo dell'Olocausto a Washington, i musulmani non possono costruire una moschea di fianco a Ground Zero, che è il simbolo della tragedia americana. Questi non sono personaggi che vogliono l'incontro delle varie religioni, ma estremisti radicali che hanno in mente l'affermazione della supremazia della loro razza», ha tuonato in tv Newt Gingrich l'ex portavoce repubblicano della Camera, tornato con forti ambizioni per candidarsi alla presidenza nel 2012.
Parole provocatorie ed esplosive. Ma anche il leader dei senatori democratici, il mormone Harry Reid (impegnato in Nevada in una difficilissima battaglia per la rielezione) ieri ha rotto i ranghi con la Casa Bianca: «Difendo e rispetto la libertà di religione ma penso che la moschea prevista a Ground Zero dovrebbe essere costruita in un altro posto». Da Israele le potenti associazioni ebraiche condannano le parole di Obama senza distinguere se la sua è una difesa del principio o della costruzione della moschea, mentre il mondo arabo plaude alle sue affermazioni.
A dividersi sono anche i repubblicani come il governatore del New Jersey, che messo in guardia il suo partito dal considerare tutti i musulmani in America come estremisti islamici. Una cosa è certa: se Obama sperava di usare questi ultimi giorni di vacanza per raccogliere soldi a favore del partito democratico in California e accattivarsi le piccole imprese con promesse di prestiti in cambio di assunzioni, da una costa all'altra si parla soltanto di moschea sì, moschea no.
all'inviato GIAMPAOLO PIOLI
Notizia tratta da La Nazione