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Siria, pronta la risoluzione Onu: Assad si fermi Via libera di Mosca e Pechino: Escluso l'intervento militare
Il documento, strutturato sulla proposta della Lega Araba, dira' al presidente che deve negoziare riforme concrete e un passaggio verso le elezioni. La Russia, intanto, preme sul regime affinche' accetti le condizioni prima che possano scattare sanzi
New York, 3 febbraio 2012 - Oltre 6000 morti negli scontri di questi 11 mesi sono intollerabili anche per l'Onu. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sta trovando l'unanimità, dopo mesi di veti da parte di Russia e Cina, per mandare un inequivocabile avvertimento a Damasco.
Tra oggi e lunedì una ferma risoluzione strutturata sulla proposta della Lega Araba dirà al presidente Assad che l'attuale repressione non può più essere tollerata e che lui deve negoziare riforme concrete e un passaggio verso le elezioni col resto del Paese che anche in armi si oppone al suo trentennale regime.
Mosca e Pechino non si oppongono più. La risoluzione esclude un "intervento militare". Adesso che hanno ottenuto l'eliminazione dal testo anche dell'embargo delle armi che potranno continuare a vendere, insieme ad altre forniture, in realtà russi e cinesi stanno discretamente premendo perché le autorità siriane accettino in fretta la risoluzione prima che possano scattare sanzioni sull'esempio iraniano o addirittura libico.
Il presidente Assad, secondo il nuovo testo, non dovrà più lasciare il potere al suo vice per avviare una fase di transizione, ma la Lega Araba avrà una posizione preminente nell'indicare la linea da seguire.
Secondo i gruppi di opposizione il numerro complessivo delle vittime non sarebbe 6000, ma oltre 14000, incluse le persone scomparse o incarcerate delle quali non ha più notizia. Dopo la tensione dei giorni scorsi, ieri mattina una lunga e "costruttiva discussione" fra il segretario di stato Usa Hillary Clinton e il ministro degli esteri russo Lavrov avrebbe portato allo snodo definitivo sulla risoluzione dell'Onu.
Non è escluso che, per garantire la solidarietà di Mosca contro Damasco e una posizione costruttiva sull'Iran, la Casa Bianca, considerando Siria e Iran questioni prioritarie per la stabilità del Medio Oriente, abbia rinunciato ad alzare nuovamente la voce in favore degli oppositori russi che si preparano a scendere nuovamente nelle fredde strade di Mosca per contestare la candidatura di Putin alla guida del Paese, come invece avevano fatto qualche mese fa, denunciando gli scarsi metodi democratici del Cremlino e le sospette frodi in occasione delle elezioni amministrative e del parlamento.
dall'inviato Giampaolo Pioli
notizia tratta da La Nazione
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