Roberto Giardina
BERLINO
PER SALVARE l'euro la rotta non si cambia, ma si deve andare più in fretta, annunciano la Merkel e Sarkozy. Il presidente francese ha incontrato ieri a Berlino la cancelliera, domani arriverà Monti, e il 20 gennaio, ci si consulterà a tre a Roma. È il trio che guida l'Europa, ognuno con forza diversa, ma con le stesse idee. «Se qualcuno non è d'accordo, invece che 27 resteremo in 26 - ha detto Frau Angela - oppure le decisioni saranno prese dai paesi che fanno parte della zona euro».
L'allusione non poteva essere più chiara, al britannico Cameron che da Londra continua a ammonire che lui è contro tutto, in particolare contro la tobin tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, che Sarkozy vuole introdurre in Francia «anche da solo», se gli altri non ci stanno. La Merkel lo rassicura: «Sono anni che a Berlino ci battiamo per introdurre la Tobin». È favorevole anche Monti, benché per l'Italia sia preferibile una decisione comune. Il presidente farebbe da solo ma, secondi indiscrezioni da Parigi, si accontenterebbe di una tassa dello 0,5 sull'acquisto di azioni (che esiste già a Londra e a Francoforte).
GERMANIA, Francia e Italia vogliono accelerare: il vertice UE per il patto di stabilità previsto in primavera, sarà anticipato a fine mese. «E il trattato sarà firmato entro il primo marzo», precisa Sarkozy. Anche per lui il tempo stringe: il 22 aprile ci sarà il primo turno per le elezioni presidenziali, e i sondaggi lo danno per sconfitto. Il presidente ha ribadito: «Non c'è futuro per l'Europa, se ci sono divergenze tra Francia e Germania». Berlino e Parigi sono d'accordo sui punti vitali per uscire dalla crisi: lavoro, crescita e competitività. Sarkozy, per salvare l'occupazione, è pronto ad abbassare le tasse sulle imprese per contrastare la delocalizzazione.
PER LA MERKEL, è centrale una quarta condizione: la stabilità. Per ragioni storiche (due inflazioni disastrose lo scorso secolo), la Germania è contro ogni manovra che metta in pericolo la valuta, ieri il Deutsche Mark, oggi l'euro. Per questo la cancelliera è molto prudente nell'investire i soldi dei suoi tedeschi nel salvataggio di Paesi come la Grecia (o l'Italia). «Ma nessuno - ha detto ieri - verrà espulso dalla moneta unica». «Non c'è alternativa all'euro», dice Sarkozy. E la padrona di casa aggiunge: «Ce la faremo, ma con misure progressive».
BERLINO è pronta a sacrifici, anche perché deve all'euro debole il nuovo boom garantito dall'export, ma vuole cambiare le regole. La Germania confida sul lavoro e sull'economia. Londra è la capitale della finanza, che non produce e gioca con i soldi. Due mondi inconciliabili.
Soprattutto dai media britannici e americani continuano a giungere analisi secondo cui la Germania starebbe per entrare in recessione. C'è un rallentamento nelle esportazioni, ma si rimane sempre sul segno ‘più'. E proprio ieri gli investitori internazionali hanno dimostrato di essere disposti a prestare miliardi a Berlino a un tasso addirittura negativo, sottoscrivendo un'emissione per 3,9 miliardi. Puntano su un guadagno certo nel secondo semestre.
L'ISOLAMENTO della Gran Bretagna contribuisce a rafforzare la posizione dell'Italia. Si va di fatto verso un'Europa a due velocità, e noi siamo stati trascinati in testa. Un asse Berlino-Parigi, dominato dai tedeschi, è pericoloso, anche per ragioni psicologiche. L'Italia entra tra i due, come la più forte dei paesi più deboli. E il nostro ruolo fin dalla nascita dell'Europa. Come dire, per salvare il futuro dell'euro si torna all'antico.
notizie tratte da La Nazione