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Corea, il debutto dell'erede. La Cina blinda Kim Jong-un

E' un grande amico. L'Onu: accetti gli ispettori atomici

dall'inviato

Giampaolo Pioli
NEW YORK
NEL PAESE dei missili e delle atomiche, dove i simboli contano moltissimo, l'immagine di Kim Jong-un chino sulla bara di cristallo del padre è un segnale di unità per la nazione. Ma la visita del presidente cinese Hu Jintao ieri all'ambasciata di Pyongyang a Pechino, per portare il saluto della grande potenza asiatica, è la prova che la Cina «choccata per la partenza di un amico» appoggia con tutto il suo peso il «grande successore», anche se ha solo 28 anni, e gli riconosce la massima fiducia.
Per Kim Jong-un, le cui prime 72 ore al potere vengono considerate cruciali negli assetti interni del regime comunista nordcoreano, il battesimo del fuoco arriverà molto presto. I funerali del padre si terranno il 28 dicembre: la diplomazia sta lavorando per favorire la partecipazione del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki moon, a nome della comunità internazionale. Subito dopo però l'Aiea, l'agenzia atomica dell'Onu, è determinata a mandare un nuovo team di ispettori a visionare l'impianto nucleare di Yongbyon, considerato il più avanzato nell'arricchimento dell'uranio e un passaggio indispensabile per la «denuclearizzazione della penisola coreana». La flessibilità di Kim Jong-un al suo debutto sulla scena internazionale sarebbe apprezzatissima, mentre un eventuale irrigidimento metterebbe in stato di allarme rosso non solo il Pentagono, che ha 28mila uomini al confine al fianco di 60mila sudcoreani, ma bloccherebbe la trattativa top-secret fra Pyongyang e gli Usa che va avanti da quasi un anno, e sta garantendo grandi scorte di cibo alla Corea del Nord in cambio di un raffreddamento dell'aggressività nucleare.
Riammettere gli ispettori dell'Aiea a Pyongyang, cacciati nel 2009 per la dichiarazione di condanna del Consiglio di Sicurezza per i test balistici, può riaprire la strada al dialogo.

BARACK Obama rimane in contatto telefonico col presidente sudcoreano Lee Myung-bak e col premier giapponese Noda, mentre Hillary Clinton aggiunge: «La nostra speranza è che la nuova leadership segua il cammino della pace onorando gli impegni della Corea del Nord, migliorando i rapporti con i vicini, rispettando i diritti del popolo. Gli Usa sono pronti ad aiutare Pyongyang e chiedono alla nuova leadership di lavorare con la comunità internazionale». La mano è tesa verso Kim Jong un, ma lui non ha ancora allungato il grosso braccio.
notizie tratte da La Nazione

 

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