di LORENZO SANI
DUE GIORNI di festa per celebrare il giubileo dell'indipendenza. È l'estate africana di Parma, scelta dalla comunità ivoriana in Italia per celebrare i 50 anni di libertà dal colonialismo francese. Nella città emiliana vivono 1.200 ivoriani sui circa 6.000 presenti nel territorio nazionale. Un altro insediamento importante è a Perugia, dove pure si festeggerà l'evento che cade domani. A Parma, però, hanno giocato d'anticipo con la due giorni di Ravadese il 30 e 31 luglio scorsi, intitolata «50 anni: bilancio e prospettive». In madre patria, invece, la società civile pensa soprattutto alle elezioni: il mandato del presidente Laurent Gbagbo è scaduto nel 2005 e da allora non è stato possibile organizzare la macchina elettorale. Ma le celebrazioni saranno all'altezza della ricorrenza: si terrà una conferenza internazionale a Yamoussoukro con 800 intellettuali ivoriani e stranieri, tra cui tre premi Nobel, uno spettacolo coreografico allo stadio di Abidjan e l'immancabile parata militare. Il Paese africano vuole rialzare la testa e guarda con ottimismo alla concreta possibilità di ritrovare quella stabilità politica che tutto il Continente Nero le invidiava.
LA COSTA D'AVORIO, maggior produttore di cacao (un terzo della produzione mondiale viene da lì), vuole guarire dalle profonde ferite della guerra civile. Abidjan, è la metropoli più europea del1'Africa, con i suoi grattacieli e laghi artificiali, anche se non è la capitale. Il padre dell'indipendenza, Felix Houphouët-Boigny, l'ha voluta nel suo villaggio natale, Yamoussoukro. Lo ha trasformato con eccessi decisamente kitch nella città del futuro, facendovi erigere la più grande cattedrale cattolica del mondo a immagine e somiglianza di quella di San Pietro a Roma. Può accogliere più cristiani di quanti ve ne siano in tutto il Paese. Queste terre erano ribattezzate la Svizzera d'Africa per la loro ricchezza, non solo legata all'agricoltura e al legname, ma anche alle attività estrattive, dal petrolio all'oro. Ma si parlava pure della Costa d'Avorio come la Polinesia del Golfo di Guinea, per la bellezza delle coste, i laghi e le lagune che punteggiano un altopiano vasto quanto l'Italia e la Slovenia. Non è facile rimettere in moto la macchina di uno Stato che ha subito prima gli effetti del crollo dei prezzi di mercato del cacao e del caffè, poi un duro conflitto intestino. Ma la volontà non manca. Figlio di un capo baoulé Houphouët-Boigny, morto nel 1993, è il padre dell'indipendenza ivoriana. Studiò medicina prima di diventare un grande coltivatore di cacao e di dedicarsi alla politica. Fondò i sindacati agricoli, fu eletto nel parlamento francese e divenne il primo africano nominato ministro in Europa. Il 7 agosto 1960 ottenne dalla Francia l'indipendenza per la sua gente. La Costa d'Avorio era la realtà più prospera dell'Africa occidentale francese e il governo di Houphouët-Boigny diede sostanziosi incentivi agli agricoltori per sostenere la produzione che crebbe vertiginosamente. Favorita da importanti risorse naturali e caratterizzata dalla stabilità politica che ha permesso al governo di dedicarsi al consolidamento delle attività produttive, la Costa d'Avorio ha potuto realizzare un rilevante processo di espansione economica (ancora oggi, nonostante tutto, il trend del Pil è positivo), tale da farne uno degli Stati emergenti dell'Africa. Ora si guarda al futuro, alla timida apertura al turismo, che potrebbe diventare un'altra risorsa importante.
NEI PROSSIMI anni la Costa d'Avorio punterà soprattutto sulla qualità della produzione di cacao. Nella stagione da poco conclusa ne ha esportato 1.076.202 tonnellate, il 2% in meno, rispetto allo scorso anno. Triplicherà quella dell'oro entro il 2015, dopo la scoperta di tre nuovi giacimenti, portandolo in cinque anni dalle attuali 7 a 20 tonnellate. Dalla morte di Houphouët-Boigny le turbolenze si sono alternate a periodi di relativa tranquillità. La guerra civile ha diviso in due il Paese, tra Nord e Sud, al punto che ancora oggi la Farnesina sconsiglia i viaggi in Costa d'Avorio. Ma la situazione è in lento miglioramento. La Misna, agenzia di stampa missionaria, informa che a giorni ci sarà la pubblicazione del registro elettorale definitivo, tappa cruciale per il voto. Si registrano anche altri segnali confortanti: da Bouaké, città feudo dell'ex-ribellione delle Forze nuove, 250 ex-combattenti vengono formati per integrare a breve l'amministrazione doganale ivoriana che dal 15 Agosto si reinsedierà nelle regioni settentrionali. Altro passo avanti verso la riunificazione e la pacificazione del Paese, dopo la crisi avviata nel 2002, è la disponibilità di altri 500 ex-miliziani a deporre le armi per essere integrati nelle forze armate regolari nelle città di Bouna, Korhogo e Boundiali.
notizia tratta da La Nazione