
Bamako (Mali), 21 febbraio 2012 - "Dateci l'indipendenza e vedrete, sarà la fine di al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi), dei rapimenti di occidentali e del traffico di droga" in Mali: è la promessa di Mahmoud Ag Aghaly, presidente dell'ufficio politico del Movimento nazionale di liberazione dell'Azawad (Mnla), il gruppo ribelle tuareg che dal 17 gennaio è in guerra contro il governo di Bamako per rivendicare l'autonomia nel nord del Mali. In un'intervista a ‘Jeune Afrique', Aghali ha ribadito che il suo gruppo non ha alcun legame con il terrorismo, come sostengono le autorità maliane.
"Non abbiamo niente a che vedere con Aqmi, non siamo trafficanti di droga, non siamo dei banditi", ha detto l'esponente tuareg, dicendosi convinto che le organizzazioni fuorilegge attive nel nord del Paese "beneficiano di appoggi ai massimi vertici" del governo.
Dall'inizio delle ostilità, la ribellione è riuscita a estendere il suo controllo su molte località strategiche, tra cui Aguelhoc, Tessit, e Menaka, mentre gli scontri continuano nella zona di Tessalit, verso il confine con l'Algeria, e piu' a sud nella regione di Timbuctu e a Hombori. Stando ai rapporti delle organizzazioni umanitarie, gli sfollati interni e i profughi in fuga nei Paesi vicini si contano a decine di migliaia.
A proposito di una soluzione della crisi, che Burkina Faso e Algeria si sono detti pronti a mediare, Aghali ha detto che il movimento Mnla "è disposto a parlare con qualunque Paese voglia aiutare a regolare il conflitto, ma l'essenziale è che i mediatori conoscano la regione e i suoi problemi e contribuiscano a negoziare una soluzione definitiva".
Per i ribelli tuareg, questa è "l'indipendenza dell'Azawad", ossia il nord del Mali in lingua tamashek. "Le popolazioni del nord e del sud del Mali - ha spiegato - sono troppo diverse per formare uno Stato unitario, così come il Mali e il Senegal non erano fatti per essere un solo Paese. Per questo facciamo appello alla comunità internazionale affinché convinca Bamako a darci l'indipendenza".
notizie tratte da La Nazione