NEW YORK
L'INTERRUZIONE era durata solo qualche ora. Carri armati e artiglieria hanno continuato anche ieri a bombardare la città siriana di Homs. Ci sono state altre decine di morti e feriti. L'Assemblea generale dell'Onu è stata convocata d'urgenza ieri e dovrebbe arrivare a una dura risoluzione di condanna entro venerdì. «La mancanza di accordo in Consiglio di sicurezza - dice l'alto commissario dell'Onu per i diritti umani Navi Pillay - sembra aver incoraggiato le autorità di Damasco a portare avanti un massacro ancora più indiscriminato di dissidenti. Molti ufficiali disertori hanno confessato di aver ricevuto ordini per eseguire torture anche su donne e bambini». La Pillay ha aggiunto che «queste azioni contro le popolazioni civili si qualificano come crimini contro l'umanità e non devono rimanere impuniti». Anche i Paesi della Lega araba sono sembrati molto compatti su questo, chiedendo un intervento urgente dell'Onu con i caschi blu. Anche il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov (appena reduce da una missione a Damasco), ha ammesso che Mosca sta esaminando la proposta della Lega, precisando che si dovrebbe raggiungere un cessate il fuoco prima dell'ingresso del contingente delle Nazioni Unite in Siria e ha invitato gli «amici di Damasco» a non assumere una posizione unilaterale, sostenendo solo i gruppi dell'opposizione al regime. La Francia ha ricordato che di un'eventuale contingente militare non dovranno fare parte soldati occidentali.
Per quasi un'ora l'ambasciatore siriano alle Nazioni Unite ha accusato il presidente dell'Assemblea generale di aver convocato una riunione impropria, senza il rispetto dei protocolli. Solo il rappresentante iraniano si è alzato per dargli ragione e l'Assemblea ha potuto proseguire con le pesanti denunce nei confronti del regime di Assad.
È CONVINZIONE di molti che ogni giorno diventa prezioso se si vuole evitare un allargamento della guerra civile. Mentre il regime continua i bombardamenti e le rappresaglie, i rivoltosi ricevono armi dai Paesi vicini e intensificano la loro resistenza.
Anche il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, dice: «Da parte italiana si condivide l'urgenza di far cessare in Siria ogni forma di violenza e a questo scopo appoggiamo la proposta dell'invio di una forza congiunta Onu-Lega araba per il mantenimento della pace e la verifica sul terreno del cessate il fuoco».
Intanto però per il nono giorno consecutivo i cannoneggiamenti a Homs hanno tenuto la gente prigioniera nei rifugi, senza la possibilità di andare a comprare cibo. L'agenzia ufficiale Sana dà notizia dei funerali di 19 tra soldati e poliziotti uccisi a Damasco e Homs in questi giorni, a sostegno della tesi che chi si oppone ad Assad non è la gente comune, ma gruppi di terroristi, armati da forze straniere.
L'AMBASCIATORE siriano all'Onu, Ibrahim Jaafari, criticando duramente il rapporto della Pillay sostiene che ci siano i Paesi del Golfo dietro le sommosse in Siria, mentre gli attivisti anti regime anche ieri hanno respinto l'appello del leader di Al Qaeda, Ayman Zawahiri, a trasformare la loro lotta in una jihad siriana.
notizie tratte da La Nazione