Port Said, 2 febbraio 2012 - Duri scontri tra polizia e tifosi dell'Al Ahli al Cairo. I feriti sono almeno 388, di cui 122 ricoverati in ospedale, secondo l'ultimo bollettino del ministero della Salute. Ospedali da campo sono stati allestiti nei pressi del luogo degli scontri e un medico ha riferito che è impossibile. I feriti sono in maggioranza giovani, ma tra loro ci sono anche donne e uomini adulti.
PORT SAID, IL PREMIER RISCHIA - E' degenerata in un vero e proprio terremoto politico, in un Egitto ben lungi dall'aver recuperato stabilità dopo la caduta di Hosni Mubarak, la strage di ieri sera allo stadio di Port Said, dove violenti tumulti sono divampati al termine di una partita di campionato. Sono almeno 74 i morti accertati per quella che è in assoluto una delle tragedie più gravi nella storia del calcio, mentre il numero dei feriti ha superato il tetto delle mille unità.
Il Supremo Consiglio delle Forze Armate, al potere ormai da un anno, ha proclamato tre giorni di lutto nazionale, ma i provvedimenti non si sono certo fermati a questo. Il premier Kamal al-Ganzouri ha riconosciuto la propria responsabilità istituzionale in relazione a quanto è accaduto, e davanti al Parlamento riunito in seduta di emergenza si è detto pronto a "renderne conto" e ad "adempiere qualsiasi direttiva mi sia impartita", alludendo a un'eventuale rinuncia all'incarico.
Al termine di una consultazione durata tre ore, diversi partiti dell'intero arco costituzionale, dai liberali del Wafd ai salafiti di al-Nour, hanno sollecitato l'assemblea a votare la sfiducia all'esecutivo, sostituendolo con un "nuovo gabinetto rivoluzionario in grado di garantire la sicurezza nel Paese". Nel frattempo il ministro dell'Interno, Mohammed Ibrahim, ha destituito il responsabile dell'ordine pubblico a Porto Said, Essam Samak, mentre lo stesso Ganzouri ha decapitato i vertici della Federcalcio, rimuovendone sia il direttore sia il Consiglio Direttivo. Anche il governatore della città portuale, situata all'imboccatura del Canale di Suez, ha rassegnato dimissioni subito "accettate".
Dal canto suo Catherine Ashton, alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell'Unione Europea, ha chiesto l'apertura di "un'inchiesta immediata e indipendente" che "faccia luce sulle cause di questo tragico evento". Al fischio finale centinaia di tifosi della locale squadra al-Masry, vittoriosa per 3-1, hanno attaccato i supporter di quella ospite, la cairota al-Ahly, uno dei club più titolati del Paese. La maggior parte delle vittime sono state calpestate dalla folla, ma non poche sono state accoltellate o massacrate di botte. Il direttore dell'impianto sportivo, Mohammed Younis, dal canto suo ha accusato la polizia egiziana di non essersi interposta tra le due fazioni per mera codardia.
notizie tratte da La Nazione