Roma, 19 gennaio 2012 - Il cittadino italiano rapito a Multan, nella regione Pakistan del Punjab, dove è arrivato oggi si chiama Giovanni Lo Porto, 38 anni, ed è stato portato via insieme ad un altro volontario tedesco, di nome Burnd, di 45. I due, che lavoravano per l'ong tedesca Welt Hunger Hilfe sono stati presi alle 19,20 locali mentre erano sulla strada di ritorno dalle zone alluvionate di Qasim Bela vicino a Kot Addu. I loro cellulari, informa l'inteligence pakistana (Isi), risultano spenti.
Lo Porto, nato a Palermo, si è laureato alla London metropolitan University e alla Thames Valley University.
Prima di collaborare con l'Ong tedesca Welthe Hunger Hilfe ha lavorato in qualità di ‘project manager' con il Gruppo Volontario Civile, con Cesvi Fondazione Onslus, Coopi- Cooperazione Internazionale.
Giovanni aveva il ruolo di amministratore del programma locale della Ong mentre Bernd era amministratore delle attività di Welt Hunger Hilfe. Secondo l'agenzia indiana Press Trust of India, non è escluso che gli operatori italiano e tedesco siano stati prelevati da agenti dell'intelligence che li tratterrebbero per interrogarli.
I due operatori sarebbero stati rapiti da tre uomini armati che li hanno portati via costringendoli ad indossare un vestito tradizionale pakistano, lo Shalwar Kameez. La polizia ha già steso un cordone sanitario intorno a Multan per isolare la zona e controllare tutte le auto in uscita. Una portavoce della Ong, Farzana Shad, ha spiegato che nella zona stanno aiutando le vittime dell'alluvione.
La Farnesina ha confermato in un comunicato il rapimento. "Non appena ricevuta la prima indicazione di quanto accaduto, l'Unità di Crisi del ministero degli Esteri ha immediatamente attivato tutti i canali utili per seguire da vicino la vicenda e promuoverne la positiva soluzione", informa il comunicato sottolineando che "il ministro Terzi ha chiesto di essere costantemente informato sugli sviluppi del caso".
"Analogamente alla condotta tenuta in passato per analoghi casi, ci si atterrà ad una linea di riserbo, per la quale ci si appella alla collaborazione degli organi di informazione allo scopo di non compromettere gli sforzi per giungere alla liberazione del nostro connazionale", conclude la Farnesina, dopo aver informato che il ministero mantiene al contempo un continuo contatto con la famiglia del rapito.
notizie tratte da La Nazione