L'ECO del lancio di missili di vario genere nell'area dello stretto di Hormuz non è ancora svanita. Il capo dello stato maggiore interforze dell'Iran Ataollah Salehi lancia un nuovo, minaccioso, monito. «Avverto, raccomando e metto sull'avviso gli americani a proposito di un ritorno della loro portaerei nel Golfo Persico, perché - dice all'agenzia semiufficiale Fars - non abbiamo l'abitudine di ripetere un avvertimento più di una volta». «Agiremo», aggiunge, se la portaerei Usa a propulsione nucleare John C. Stennis, che ora naviga nel golfo di Oman assieme all'incrociatore lanciamissili «Mobile bay» dovesse tornare sui suoi passi e riattraversare Hormuz. La reazione statunitense è stata ferma. Il comandante Bill Speaks, un ufficiale della marina americana, si richiama alle convenzioni marittime internazionali per giustificare «un costante stato di alta vigilanza». Per il braccio di mare che divide l'Iran dagli Emirati Arabi Uniti passa tra il 20 e il 40 per cento della produzione mondiale di petrolio. Il Pentagono invita ad «abbassare i toni» e nega di cercare «uno scontro con l'Iran». Il portavoce della Casa Bianca Jay Carney pensa che i toni forti di Teheran coprano una «posizione di debolezza», dovuta a problemi interni. Dalla teocrazia filtrano segnali che confermano la teoria. Faezeh Hashemi, figlia dell'ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani, è stata condannata a sei mesi di reclusione, per «propaganda contro il regime». Per cinque anni dovrà chiudersi in un silenzio assoluto, che comprende anche internet. Il 2 marzo si voterà per il nuovo Parlamento. I riformisti ammessi alla competizione sono solo 700 su 5.395.
Si prevede un successo dei religiosi conservatori «principalisti» capeggiati dal presidente del Parlamento Ali Larijani, un seguace ortodosso della Guida Suprema, l'ayatollah Ali Khamenei.
AHMADINEJAD sarebbe in disgrazia per le sue idee troppo «laiche». Un suo cugino, Omid Mehmari, è finito in carcere in giugno. Il 9 aprile il suo ex capo di gabinetto e consuocero Esfandiar Rahim Mashaei, l'uomo che sperava di succedere al parente acquisito nel 2013, è stato costretto alle dimissioni. Il parlamento e l'esecutivo sono sempre stati un simulacro di potere. Quello vero resta concentrato nelle mani della Guida.
notizie tratte da La Nazione