Elena Comelli
MILANO
TORNA la pressione sui mercati, complice la delicata situazione greca e il taglio di Moody's dei rating di gran parte delle banche europee, che ieri hanno abbattuto le Borse e spinto al rialzo gli spread dei Paesi periferici. Piazza Affari ha chiuso in calo dello 0,87%, giù anche Francoforte dello 0,35%, Londra dello 0,28% e Parigi dello 0,18%. Madrid la peggiore a -2,10%. L'euro è rimasto intorno a 1,3 dollari e lo spread tra BTp e Bund a 10 anni - termometro della crisi - è tornato a 409 punti per poi ridiscendere a quota 375, segno di un ritorno dell'avversione al rischio. Moody's ieri ha messo sotto revisione, per un possibile taglio, il rating di 114 banche - 24 delle quali italiane - di 16 Paesi europei, segnalando la vulnerabilità degli istituti di credito alla crisi in atto del debito dell'Eurozona. Nel mirino della agenzia ci sono praticamente tutte le maggiori banche europee: Barclays, Bnp Paribas, Commerzbank, Credit Agricole, Deutsche Bank, Hsbc, Ing Group, Royal Bank of Scotland, Santander, Société Générale e Unicredit. Ma l'Italia ha il maggior numero di istituti il cui rating è stato messo sotto revisione (24), seguita da Spagna (21), Francia (10) e Regno Unito (9). Il downgrade ha toccato anche assicurazioni, aziende ed enti locali Ue. In Italia, abbassato il giudizio sui gruppi assicurativi Unipol e Generali, su Eni, Poste e Cdp, oltre alle Regioni Lombardia, Toscana, Umbria e Veneto, alla Provincia e al Comune di Milano e di Firenze, alla Provincia di Torino e alla città di Venezia.
PER LA GRECIA, intanto, si va verso uno slittamento degli aiuti, scenario che potrebbe aprire la strada a un'uscita dall'Eurozona. Atene infatti ha bisogno di fondi per far fronte a una scadenza di debito per 14,5 miliardi di euro il 20 marzo. In particolare lo swap del debito avrebbe dovuto partire entro oggi per avere effetti benefici entro la scadenza. Ora la speranza degli ellenici è di farlo scattare da metà settimana prossima, ma a Bruxelles rimangono forti perplessità. L'ipotesi non confermata, che circolava a Bruxelles, è quella degli ‘aiuti a rate' e prevede che solo una parte del secondo pacchetto da 130 miliardi venga data prima delle elezioni di aprile, così da permettere di rispettare l'impegno del 20 marzo. A tenere il pacchetto in sospeso è la diffidenza nei confronti dei greci dei Paesi con i conti in ordine, soprattutto Germania, Olanda e Finlandia, ma anche una serie di tasselli che faticano ad andare a posto, come la partecipazione volontaria delle banche che hanno in portafoglio i titoli ellenici: 100 miliardi di perdite per portare il passivo a 250. In Commissione fanno capire che il patto con le banche potrebbe essere pronto per lunedì, giorno dell'appuntamento mensile dei ministri economici dell'Eurogruppo. Ma la trattativa è ‘quasi conclusa' da due settimane.
notizie tratte da La Nazione