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Notizie Dal Mondo - Economia (10/02/2012)

Draghi vede l'uscita dalla crisi Ripresa graduale, ma incertezze

Il presidente Bce non tocca i tassi. Promosso l'accordo Ue sul bilancio

Massimo Degli Esposti
MILANO
TASSI fermi all'1%, politica monetaria invariata - comprese le operazioni straordinarie di finanziamento del sistema - e barra dritta nel rigoroso rispetto del mandato della Banca centrale europea. Ma il senso delle dichiarazioni rese al termine della riunione del direttorio della Bce, gli stessi aggettivi usati ieri da Mario Draghi per delineare puntigliosamente il suo pensiero, non lasciano dubbi sul crescente ottimismo di «mister euro». Supermario resta molto cauto, ripete più volte che l'incertezza «rimane alta» e gli elementi di rischio per l'Eurozona e la sua economia molteplici; però i toni sono ben diversi rispetto a quelli di inizio anno. «Dopo un quarto trimestre molto debole - dice in conferenza stampa - abbiamo registrato livelli di stabilizzazione a basso livello» e per il 2012 appare nella carte una ripresa pur a ritmo «molto graduale». Non sfugge per esempio il distinguo di Draghi dalle fosche previsioni del Fondo monetario internazionale, rispetto alle quali, ammette, la Bce è «più ottimista». E scompare dalle dichiarazioni ufficiali quell'aggettivo «sostanziale» che in passato aveva accompagnato la definizione del rischio di recessione per l'Eurozona. La scelta linguistica non è casuale. Per Draghi infatti le tensioni dei mercati finanziari «si sono attenuate» grazie alle misure prese negli scorsi mesi da Bce e governi e ora un ulteriore sviluppo positivo appare a portata di mano con gli accordi sulla Grecia.
Proprio sul tema della crisi greca Draghi sembra aprire qualche spiraglio per un indiretto contributo della Bce. Il presidente, infatti, spiega che in base ai trattati europei non sarebbe vietato alla Bce l'eventuale rinuncia a realizzare profitti su ipotetiche vendite di bond greci in suo possesso al fondo europeo salva Stati (Efsf). Non dovrebbe assolutamente farlo a prezzi tali da andare in perdita, perché questo sarebbe un «finanziamento monetario» di debito di uno Stato vietato dai trattati. Ma dato che il Efsf fa capo agli Stati, se invece «la Bce distribuisse parte dei suoi profitti ai suoi paesi membri, nell'ambito delle loro partecipazioni» in seno alla stessa Bce «non sarebbe finanziamento monetario». Ad ogni modo la Bce, assicura Draghi «eviterà nel modo più assoluto trucchi».
Tornando alle previsioni macro, Draghi dice che l'inflazione dovrebbe restare per qualche mese al di sopra del 2%, per poi moderarsi. Ai governi raccomanda di rispettare «pienamente gli impegni sulla disciplina di bilancio», e in parallelo di procedere «a riforme strutturali» sulla flessibilità del mercato del lavoro e su una maggiore concorrenza.
Infine, il credito. Draghi insiste sull'importanza che le banche tornino a fornire ossigeno all'economia reale facendo pieno uso della nuova asta a 36 mesi prevista per il 29 di febbraio, per la quale si aspetta un livello di domanda «sostanzioso». «Non c'è alcun stigma nell'uso dell'asta, è li per essere utilizzata» conclude rivolgendosi direttamente alle banche.
notizie tratte da La Nazione

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