Elena Comelli
MILANO
NON SI PARLERÀ solo di austerity al vertice Ue di lunedì, ma anche di crescita. «Oltre 23 milioni di persone sono disoccupate in Europa, oggi. A meno che non miglioriamo il nostro tasso di crescita, la disoccupazione resterà alta»: è questo il punto di partenza definito nella bozza del vertice, che sarà focalizzato «sull'azione urgente» per creare crescita, competitività e lavoro, così come aveva già preannunciato Angela Merkel nel discorso inaugurale al World Economic Forum di Davos. Occupazione giovanile, completamento del mercato interno, accesso al credito delle Pmi sono le tre priorità dell'azione per la crescita e il lavoro che sarà lanciata lunedì. Insieme con il patto di bilancio invocato anche ieri dalla Merkel.
I leader europei considerano urgente «riformare il mercato del lavoro e affrontare il costo del lavoro in relazione alla produttività» per fare ripartire la crescita e creare più occupazione in Europa. Nella bozza viene indicata l'intenzione di «sfruttare pienamente le potenzialità dell'economia verde» e si pone l'accento sulla necessità di «riprogrammare i fondi Ue disponibili per portare i giovani al lavoro o formarli». Gli stessi temi ricorrono anche nella lettera con cui il presidente Herman Van Rompuy invita i colleghi al summit, chiedendo che ci si concentri su disoccupazione giovanile, mercato unico e imprese.
MA SE I LEADER europei sembrano compatti nell'attenzione all'economia reale, a Davos il primo ministro britannico David Cameron ha dato voce alle perplessità della grande finanza sulla Tobin Tax. «Prendere in considerazione questa ipotesi in un momento in cui stiamo lottando per rilanciare le nostre economie è semplicemente una follia», ha spiegato il premier inglese durante il suo discorso a Davos, aggiungendo che l'imposta potrebbe ridurre il Pil dell'Ue di 200 miliardi di euro, bruciando così 500mila posti di lavoro e spingendo il 90% dei mercati a lasciare l'Ue. Proprio dai mercati, arriva un segnale di ottimismo: lo spread tra Btp e Bund ieri è calato a 417 punti. Il calo è legato alla positiva asta dei Ctz. Il Tesoro ha collocato tutti i 4,5 miliardi di nuovi Ctz, con una domanda superiore alle attese. In calo anche il rendimento sceso al 3.763% contro il 4,85% della precedente asta. «Qui a Davos ho l'impressione che l'Italia sia più credibile dell'anno scorso», ha detto ieri la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. «Abbiamo davanti mesi difficili ma ce la possiamo fare», ha aggiunto. «Monti ha un suo standing internazionale molto forte e quindi ci chiedono varie cose, di continuare questo processo di riforme, ma mi pare che la credibilità del Paese sia maggiore». Concorda il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera: «Anche in luoghi come Davos si percepisce una grande attenzione e un certo forte rispetto per quello che l'Italia sta facendo».
notizie tratte da La Nazione