Elena Comelli
MILANO
NON solo rigore fiscale, ma anche crescita e occupazione. Le misure di austerità dei Paesi europei devono essere accompagnate da riforme strutturali per sostenere la competitività e creare nuovi posti di lavoro. La cancelliera tedesca Angela Merkel , nel suo intervento al forum di Davos, in Svizzera, appuntamento annuale per la comunità politica e finanziaria internazionale, va oltre il fiscal compact, l'unità fiscale che finora sembrava il suo unico dogma. «Noi siamo pronti a essere più europei, non solo sulla disciplina di bilancio, ma anche per una crescita sostenibile nell'Ue e nel mondo», ha detto ieri Merkel in apertura del World Economic Forum. Esplicito il botta e risposta a distanza con il premier italiano Mario Monti. «Bisogna dare risorse adeguate al fondo europeo di salvaguardia e per ridurre i tassi di interesse» aveva sollecitato il professore. «Nein» è stata la replica della cancelliera. «Oggi i problemi sono quelli del debito sovrano e della competitività, c'è un chiaro deficit di strutture politiche rispetto all'unione monetaria: siamo decisi a risolvere le debolezze e dobbiamo fare qualcosa perché stiamo vivendo un'erosione di fiducia da parte del mondo». Merkel è stata chiara: «Vogliamo più Europa? Sì, e siamo pronti a farlo in tre aree: disciplina di bilancio, che va di pari passo con la crescita sostenibile, competitività e occupazione. Nessuno crederà all'Europa se in Europa non c'è lavoro. E come ultimo punto serve solidarietà. Il mondo ci sta aspettando, anche se a volte non vede che in Irlanda, Portogallo, Grecia e Spagna è stato fatto molto. I cambiamenti devono essere fatti e sono essenziali le riforme strutturali. Quelle che abbiamo fatto in Germania - ha ricordato - hanno portato a grandi miglioramenti. Ma ci vuole tempo e non dobbiamo perdere né l'obiettivo né la pazienza». Merkel ha ricordato che a fine mese ci sarà un Consiglio Europeo straordinario e un altro in primavera. «Nei due casi - ha assicurato - l'occupazione sarà nell'agenda. E' vero che in Europa abbiamo 23 milioni di imprese, ma non abbiamo abbastanza mobilità nel mercato del lavoro».
Davos, però, parte dal pessimismo. Il sondaggio fra i grandi manager presentato prima del Forum, come da tradizione, da PricewaterhouseCoopers, non ha dato risultati esaltanti. Tra i 1.258 amministratori delegati pubblici e privati di 60 Paesi ai quali è stato chiesto a che punto sia la loro fiducia, il 48% ha dichiarato di essere pessimista sulla crescita economica globale per tutto il 2012 e di vedere «prospettive interessanti» solo da qui a tre anni.
notizie tratte da La Nazione