Dall'inviato
Giampaolo Pioli
CANNES
NON C'È tempo da perdere. Lunedì prossimo una missione europea di monitoraggio sbarcherà a Roma per controllare non solo i conti ma per conoscere nel dettaglio le misure e il calendario delle riforme che il governo intenderà intraprendere per arrivare al pareggio di bilancio nel 2013 e alla riduzione del debito che l'Europa gli impone. A fine novembre anche gli ispettori del Fondo Monetario Internazionale arriveranno , per «certificare pubblicamente» ogni 3 mesi se le misure annunciate si stanno effettivamente realizzando. Da ieri l'Italia sebbene rappresenti la settima potenza mondiale è di fatto «sorvegliata speciale» della comunità internazionale. Di fatto un paese finanziariamente commissariato.
E' stato lo stesso premier Berlusconi nell'incontro con l'eurozona avvenuto nella notte di venerdì, alla presenza di Obama, a chiedere la «certificazione» delle sue misure da parte del Fmi per dare maggior credibilità sulla loro realizzazione.
«L'Italia ha deciso di sua iniziativa di chiedere l'intervento del Fondo Monetario Internazionale - spiegano il presidente della commissione europea Barroso e della Ue Van Rompuy-. Ma ha soprattutto dato alla Commissione Ue la missione di verificare le misure in modo dettagliato e di vigilarne l'esecuzione. Questo è molto importante per la credibilità». Ma precisano: «Non abbiamo messo l'Italia nell'angolo. Non è un diktat. Ma bisogna essere oggettivi: ci sono dubbi nei mercati, come dimostra l'aumento dello spread, e la Commissione UE è responsabile per gli impegni presi». Poco dopo Van Rompuy aggiunge: «La situazione dell'Italia comunque è completamente diversa da quella della Grecia»
LA «SVOLTA decisiva » che compare anche nel documento finale del G20, è arrivata dopo lunghissime e tese trattative con Berlusconi e Tremonti seduti al tavolo soggetti alle pressioni tedesche, francesi e americane e con annunci e smentite che si accavallano. Come quello di diverse decine di miliardi «offerti» all'Italia dal Fmi che però il direttore generale Christine Lagarde ha smentito: «Il Fondo Monetario non ha offerto soldi perché il paese non ha bisogno di strumenti come le linee di credito precauzionali, per il Fmi il miglior strumento è il monitoraggio fiscale». La Lagarde dice di acccogliere «con favore la decisione dell'Italia a intensificare la nostra sorveglianza e il lavoro di monitoraggio sul piano di governo per attuare riforme fiscali e strutturali» ma ammonisce: «Il problema dell'Italia è la mancanza di credibilità». Alla fine anche il mastino delle regole Ue, il padrone di casa Nicolas Sarkozy, rende omaggio allo sforzo tricolore: «L'Italia è un paese essenziale della zona euro, uno dei paesi principali e ha lodevolmente preso la decisione di fare appello alla Commissione e al Fmi per certificare i risultati che avrà raggiunto».
A CHI gli chiedeva infine se Francia e Germania con le loro decisioni possono determinare anche cambiamenti di governi riferendosi a Grecia e Italia, Sarkò ribatte: «Non è nostro obiettivo cambiare né il governo dell'Inghilterra né quello dell'Italia, non siamo noi a creare le condizioni dell'alternanza in un paese o in un altro. Sarebbe una follia. Non rientra nei nostri compiti». E avverte: «L'Italia ha un presidente del Consiglio che si chiama Silvio Berlusconi, lui ha presentato un piano che ci si impone democraticamente, cosciente di tutto ciò e della realtà dell'applicazione di tale piano ha chiesto al Fmi e alla Commissione un monitoraggio».
notizie tratte da La Nazione