Shama (libano), 7 novembre 2011 - "Compatibilmente con i tagli, il nostro impegno in Libano per la missione Onu Unifil manterrà gli stessi compiti": queste le parole del Capo di Stato maggiore della difesa, Biagio Abrate, stamani nella base di Shama nel sud ovest del Paese alla conclusione della cerimonia per il passaggio del comando dal generale Gualtiero Di Cicco della brigata "Aosta" di Messina al generale Carlo La Manna della brigata "Pinerolo" di Bari.
A bilanciare la riduzione del contingente italiano, storicamente tra i principali attori nel sempre complesso teatro libanese, la conferma della notizia, ancora da ufficializzare, che a gennaio il comando del settore ovest di Unifil (United Interim Force in Lebanon) tornerà all'Italia, che già l'aveva avuto allo scoppio della crisi con Israele nel 2006. "Sarà un onore e un onere - ha sottolineato il Capo di Stato maggiore Abrate - perché questa richiesta è arrivata dal Segretario generale dell'Onu, ma sarà anche un onere per il senso forte di partecipazione nel supporto al nostro comandante".
Quanto al taglio degli uomini impegnati in Libano - da circa mille e 700 a mille - Abrate ha dato una sua lettura: "La riduzione è un sintomo del frutto dell'ottimo lavoro svolto - ha sottolineato - e del fatto che la situazione è migliorata. I compiti però rimarranno gli stessi con una diversa articolazione del nostro assetto nell'ambito della missione complessiva".
Abrate ha avuto parole di elogio per l'impegno svolto in questi ultimi sei mesi dalla brigata "Aosta", "apprezzamento - ha detto parlando al contingente italiano e ai militari delle altre sei nazioni che partecipano alla missione Unifil nel settore Ovest - che si leggeva stamattina negli occhi delle stesse autorità libanesi quando gli ho stretto la mano e che parlava della consapevolezza della bontà del lavoro svolto dalla nostre forze armate. L'augurio ora è per chi dovrà proseguire in questo compito".
E nell'occasione Abrate ha anche ricordato i militari che rimasero feriti nel maggio scorso nei pressi di Sidone per lo scoppio di un ordigno: "Sono stato varie volte a trovare i feriti ma quello che mi ha colpito di più è stato il coraggio mostrato sempre dal caporalmaggiore, Giovanni Memoli, che riesce a trasmettere, nonostante abbia perso la vista da entrambi gli occhi".
Nell'ambito del nostro contingente italiano impegnato in Libano in base alla risoluzione 1701 dell'Onu del 2006, dopo lo scoppio del conflitto con Israele, operano anche unità del Brunei, Irlanda, Ghana, Corea del Sud, Slovenia e Malesia, tutti rappresentati stamani nella cerimonia per il saluto al nuovo comandante e ai suoi uomini della brigata Pinerolo che subentrano a quelli dell'"Aosta".
di Cristina Privitera
notizie tratte da La Nazione