IN TUNISIA ha vinto il partito islamico, l'Ennahda, ma non ha raggiunto la maggioranza assoluta, come sperava il leader Rachid Gannouchi. Questa forza politica si è formata nella clandestinità e all'estero e si è sempre definita di radici islamiche, ma moderata alla Erdogan. Ha fatto di tutto per accreditarsi come un partito moderno, aperto ai diritti delle donne e rispettoso dei diritti umani, ma anche nemico della ‘laicità dello Stato', sostenuta invece dal Pdp (Partito democratico progressista), che però è minoritario nel paese. L'auspicio ora è che si possa costituire un governo di unità nazionale, in grado di dare una risposta forte alle attese di una società smarrita e in crisi economica dopo il crollo della dittatura di Ben Ali. Un paese che non desidera conflitti politici, ma che spera in un confronto fra le diverse anime politiche, culturali e religiose in sede di assemblea nazionale per l'elaborazione della nuova costituzione e per costruire un'autentica democrazia.
MA IL RISCHIO di una deriva fondamentalista in Tunisia è comunque presente, anche se le elezioni , controllate da osservatori di tutta Europa, si sono svolte senza brogli o gravi scorrettezze. Il partito islamico ha cercato, almeno in questa fase, di mostrare un volto moderato, anche se non mancano settori estremisti al suo interno, che rifiutano il concetto di laicità dello Stato, non accettano la libertà assoluta di stampa e di opinione, la tutela dei diritti delle donne e cominciano a parlare della sharia,cioè della legge coranica, come di una ‘regola' da inserire nella nuova costituzione.
La realtà è che le ‘primavere arabe' in questi paesi (Egitto compreso,dove si voterà il 28 novembre) potranno riservare sorprese non sempre gradite sui rapporti con Israele, con l'Europa e gli Usa e sul modello di democrazia che si vuole realizzare, sicuramente diverso da quello occidentale. Questo non significa certo avere nostalgie dei regimi di Gheddafi, Ben Ali e Mubarak, ma la democrazia e il rispetto dei diritti umani (come hanno confermato anche i massacri e le torture attuati dai ‘ribelli' libici, denunciati da Amnesty International, e lo stesso linciaggio di Gheddafi) sono ancora un traguardo lontano. Molto lontano.
notizie tratte da La Nazione