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Notizie Dal Mondo - Attualità (02/09/2010)

Blair, confessioni su Lady D «Convinsi la regina a celebrarla»

«Diana? Manipolatrice come me. A Berlusconi devo i Giochi 2012»

CI HA MESSO tre anni a scriverlo, ma nel suo libro-autobiografia, uscito ieri in una dozzina di Paesi, l'ex-premier britannico Tony Blair non le manda di certo a dire. Con il consueto fiuto di sempre, il 57enne Blair ha scelto di lanciare il suo anticipatissimo libro A Journey (‘Un viaggio', edito in Italia da Rizzoli) proprio il giorno in cui i laburisti distribuivano le schede delle primarie per eleggere il nuovo leader di partito dopo l'era Gordon Brown. E Blair, che di fatto appoggia l'ex ministro degli esteri David Miliband, non si è risparmiato nei commenti sul suo avversario-successore Brown. Descrive l'ex-amico e compagno di partito come «un tipo molto strano»: «Sapevo che Gordon, come primo ministro, sarebbe stato un disastro. Non che avesse l'istinto sbagliato, ma non aveva alcun istinto a livello umano, di pancia. Calcolo politico, sì. Convinzioni politiche, no. Intelligenza analitica, senz'altro. Intelligenza emotiva, zero». Brown, tutto ieri ha preferito non rispondere.
Il libro, scritto in uno stile colloquiale, ricorda tutti i momenti chiave a Downing Street. Tra i momenti più toccanti c'è la morte di Diana, che addolorò profondamente l'allora primo ministro. Fu Blair a definirla «la principessa del popolo», una definizione che conquistò il cuore della nazione. «Era cocciuta, a volte troppo emotiva, ma anche una donna con i piedi per terra, affascinante e intelligente. Eravamo entrambi, a nostro modo, manipolatori», scrive Tony.

RIVELA ANCHE che la principessa era andata a trovarlo un mese prima della morte a Chequers, la dimora di campagna dei premier britannici, e che avevano parlato della relazione di Diana con Dodi Fayed, che Blair aveva definito «un problema».
Dopo l'incidente mortale, toccò sempre all'ex premier calmare gli animi a palazzo, quando la famiglia reale, regina in testa, sembrava decisa a restare estranea alla vicenda. Blair parlò allora con Carlo per convincerlo che era necessaria una dichiarazione pubblica da parte di Elisabetta II. Dopo il funerale Blair racconta di aver parlato a lungo con la regina in persona invece.
Non si conoscevano bene e entrambi, dice l'ex premier, si sentivano a disagio. «Parlai con passione della necessità di accettare le lezioni che la vita offre. Penso mi abbia trovato un po' impertinente. Lei era un po' altezzosa».

BLAIR TROVA spazio anche per ringraziare Berlusconi: «C'è un'ultima persona senza la quale non avremmo mai potuto vincere le Olimpiadi ed è Silvio Berlusconi circa la candidatura di Londra 2012. «Berlusconi è uno che non promette, ma agisce, ed è per questo che lo ammiro molto». I passaggi più drammatici sono però riservati alla decisione di Blair di invadere l'Iraq, che di fatto gli costò il sostegno popolare. Blair dice: «Non immaginai mai quale incubo sarebbe diventato il conflitto in Iraq. Sono disperatamente dispiaciuto e angosciato per tutti quelli che hanno perso la vita in questa guerra. E mi sento male a pensare che loro sono morti e io, che presi quella decisione, sono ancora vivo».

Notizia tratta da La Nazione

 

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