Alessandro Farruggia
ROMA
«PIÙ CHE PARTNER, più che alleati. Saremo soci nello sviluppo del Mediterraneo». Con questa formula il leader del Cnt libico Mustafa Abdul Jalil, nel corso di un lungo colloquio a Palazzo Chigi con il premier Mario Monti, ha ribadito ieri che la storica intesa con l'Italia è più viva che mai e non è stata offuscata dallo stretto legame di Berlusconi con Gheddafi. Anzi, il Cavaliere, secondo Jalil, è stato «fin dall'inizio» al fianco del Cnt. La visita, preparata con cura dalla Farnesina, ha portato all'esito atteso (e che i francesi avevano cercato di minare con una missione in contemporanea a Tripoli del ministro degli Esteri Juppé): la riattivazione dell'accordo di amicizia firmato nel 2008 a Bengasi.
Il trattato, sospeso durante la guerra al regime e su cui nei giorni scorsi il Cnt avrebbe espresso perplessità su alcuni punti, garantisce la cooperazione nella lotta contro l'immigrazione clandestina, assicurando maggiori controlli lungo le coste libiche. Inoltre impegna l'Italia a realizzare opere per un valore di 5 miliardi di dollari in 20 anni.
La riattivazione era attesa con impazienza dal mondo economico, perché gli aiuti verranno in gran parte erogati attraverso commesse alle nostre imprese. L'Italia ha poi dato il via libera allo sblocco di un'altra tranche (portando il totale da 260 a 600 milioni di euro) dei fondi libici congelati, chiedendo in cambio i crediti vantati dalle aziende italiane. Oltre alla cooperazione politica, risorge quella economica, con Eni che è tornata al 70% della sua produzione di idrocarburi, Alitalia che ha ripreso i voli, le compagnie di navigazione Tarros, Messina ed Arabital di nuovo in Libia, la Techint, che sta collaborando per l'avvio dei lavori dell'acciaieria Lisco e l'Iveco, che ha ripreso la produzione, anche se in maniera ridotta.
TUTTO SI TIENE e non a caso a gennaio saranno a Tripoli prima il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, e poi il premier Monti. Significativo è anche il semaforo verde allo sblocco di fondi della Banca Centrale libica, che in quanto azionista di Unicredit con il 4,9% del capitale, potrà esercitare i propri diritti per sottoscrivere il maxi aumento di capitale della banca italiana (7,5 miliardi). «Il popolo libico sta finalmente coronando con coerenza e rispetto delle regole la sua aspirazione alla democrazia e alla libertà che hanno guidato la lotta fin dal principio - ha detto Monti - e nell'incontro con il presidente Jalil ho rinnovato l'intenzione di assicurare immediata assistenza nella sicurezza, nelle infrastrutture e nell'energia». Jalil si è detto «preoccupato» per i perduranti scontri tra fazioni, «ma noi - ha aggiunto - lavoriamo perché la situazione si normalizzi, attraverso il coinvolgimento degli ex combattenti nell'esercito e nella polizia e attraverso l'amnistia, già varata». Porte chiuse solo per Saif al Islam Gheddafi e i suoi fedelissimi «che saranno giudicati secondo la legge libica».
notizie tratte da La Nazione