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Notizie Dal Mondo - Cronaca (11/08/2010)

India, italiano morto nell’alluvione «È sparito nel fango davanti a noi»

Riccardo Pitton, 23 anni, era in vacanza. Gli amici: la tragedia in un attimo

di VIVIANA PONCHIA
- TORINO -
AVEVA 23 anni e studiava medicina a Torino. Riccardo Pitton è stato portato via da un fiume di fango in Ladakh, la vertiginosa regione racchiusa tra le catene montuose del Karakorum e dell'Himalaya dove stava vivendo il vecchio sogno di un trekking in tenda con due amici universitari conosciuti al liceo. Quel ragazzo di cui ancora non si è ritrovato il corpo va ad aggiungersi all'elenco dei 166 morti accertati e dei 400 dispersi vittime delle alluvioni che stanno devastando l'India. Ventitrè sono stranieri, fra i quali tre francesi, uno spagnolo, 16 nepalesi e due tibetani. Almeno altri otto italiani restano intrappolati in zona: quattro uomini e tre donne tra i 26 e i 43 anni, isolati a Pang, a circa 4.400 metri di altezza, mentre un'altra italiana si trova a Biamah Biamah Batalik, una zona remota del Ladakh occidentale. E in tutto sarebbero 200 i nostri connazionali bloccati. L'aeroporto di Leh è preso d'assalto, le comunicazioni telefoniche difficili. Una catastrofe, ammettono le Nazioni Unite, peggiore dello tsunami che si è abbattuto sulla Thailandia nel 2004. Un disastro ambientale più grave del terremoto di Haiti.

IL GIOVANE italiano era dato per disperso dal 5 agosto, un giorno terribile di pioggia torrenziale e grandine in quella gola stretta, famosa fra i grandi camminatori, che porta alla località di Skiu e alla confluenza di due fiumi provenienti dalla Markha e da Shingo. «Improvvisamente si è formato un torrente di fango - riferiscono i due compagni di studi e di avventura adesso al sicuro a New Delhi -. Ci siamo messi tutti a correre e non lo abbiamo più visto». Uno si è aggrappato a un ramo, l'altro a una mano. Riccardo è scivolato via. La vacanza era cominciata bene e con giudizio. Appena arrivati a Leh, la capitale del Ladackh cara al Dalai Lama dove buddisti e musulmani riescono a convivere in maniera pacifica, i ragazzi avevano contattato una guida turistica e preso accordi per un trekking di tre giorni nella valle della Markha, con una tappa a fare rafting nelle rapide. Il primo giorno, 4 agosto, era stato bellissimo: «Abbiamo attraversato paesaggi straordinari e dormito in uno dei piccoli villaggi della zona». Poi l'inferno. «Era pomeriggio - ricorda l'amico - saranno state le 16 e 30 del 5 agosto e avevamo davanti ancora un'ora e mezza di marcia quando il cielo è diventato nero all'improvviso. Ci è caduta addosso una quantità enorme di acqua. E poi è arrivata la grandine». Una gara contro la pioggia e la paura alla ricerca di un riparo. Inutile: «In senso contrario arrivavano altri turisti, ci hanno avvertito che una frana aveva bloccato il sentiero e si poteva solo tornare indietro». Gli studenti raccontano di una corsa disperata, della scomparsa dell'amico: «Lo abbiamo perso di vista e su di noi si è abbattuto un mare di fango. Io mi sono tenuto aggrappato a un albero e sono stato salvato da una guida. Il mio compagno è stato tirato fuori da altri turisti. Riccardo non lo abbiamo più visto». La famiglia di Riccardo sapeva da martedì. Il papà insegnante di ginnastica, la mamma impiegata, il fratello Umberto sono rientrati a Torino dalla casa di campagna di Costigliole d'Asti. «Riccardo era benvoluto da tutti, un ragazzo serio, silenzioso, riservato» lo ricorda Giulio Schreiber, direttore del Centro Culturale Valmiana di Torino (un'articolazione dell'Opus Dei), in cui il giovane faceva il volontario.
notizia tratta da La Nazione

 

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