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Notizie Nazionali - Politica (17/01/2012)

Liberalizzazioni, i partiti chinano la testa

Monti dopo il summit con Alfano, Bersani e Casini: abbiamo svoltato

Antonella Coppari 
ROMA
RESTA la maggioranza di uno «strano governo al di fuori delle geometrie politiche» per citare il Monti che piace a Bersani e Alfano ed è riduttivo per i gusti di Casini che parla di «intesa nazionale». Ma i tre leader si prestano al gioco: disponibili a scrivere una mozione assieme al governo dove si fisseranno paletti alla trattativa con l'Europa, un confine oltre il quale il premier - che avrà margini negoziali - sarà tenuto a rispondere ‘no' alle pretese tedesche. Il testo che sarà votato dal Parlamento la prossima settimana lo proporranno gli esperti di Pdl, Pd e Terzo Polo ma con il ministro degli affari europei Moavero a controllare fino all'ultima virgola. Obiettivo del pranzo a Palazzo Chigi con i tre leader era quello di far capire ai mercati che il Paese sostiene l'esecutivo: ci sono problemi ancora aperti, i berlusconiani non digeriscono la forma (decreto) e in alcuni punti la sostanza del pacchetto liberalizzazioni ma chinano la testa perché, come spiega il professore, «sono essenziali per dare alla commissione Ue l'impressione che abbiamo svoltato».

ECCO Alfano che gli fornisce l'interpretazione autentica delle ultime dichiarazioni del Cavaliere poco "carine" verso Monti: «è stato frainteso», «non vuole far cadere il governo», «è convinto anche lui debba arrivare al 2013». Leggeri i piatti scelti - riso e carne - quasi a bilanciare il menu internazionale del primo incontro ufficiale di maggioranza: il declassamento di Standard & Poor's e lo slittamento del vertice italo-franco-tedesco. Se la risposta dei mercati ha sollevato il professore e i suoi ospiti (seduti allo stesso lato del tavolo uno a destra, uno al cento e uno a sinistra «come vi vedo in Parlamento» chiarisce Monti che si è accomodato sul lato opposto con Moavero al fianco), delusione ha provocato la scelta di Sarkozy, che «in fondo poteva agire diversamente». Poi come sottolinea il ministro Terzi «le consultazioni continueranno» e dunque ci si concentra sulla battaglia nell'Unione: i tre leader ritengono giusto coprire le spalle al governo, come avevano promesso in Parlamento. Sono d'accordo sulla "cautela" ma pure sulla necessità di ammorbidire la rigidità tedesca. «L'Italia non può ogni mese fare i compitini», dice Alfano. «Basta svenarci», gli fa eco Casini. E Bersani: «Tutti, pure la Germania, devono fare la propria parte». Le differenze sulla mozione? Questione di sfumature: si parlerà di ruolo della Bce, fondo salva-stati e di eurobond nella consapevolezza che l'Italia non è in condizione di fare ultimatum.

ANCHE PER QUESTO i tre leader assicurano che «medieranno» con le rispettive famiglie europee, dal Ppe ai socialista, per chiarire le ragioni di Roma. Si cercano "voti aggiuntivi" ma Di Pietro risponde picche: «Siamo fuori dalla maggioranza, abbiamo la nostra mozione». Con Monti si affrontano molte questioni, anche la riforma della politica: si parla rapidamente della necessità di cambiare legge elettorale, regolamenti parlamentari e bicameralismo perfetto: temi che i tre segretari approfondiranno in altra sede. Ma quando l'Udc tenta di blindare il governo parlando di «maggioranza politica» arriva lo stop di Bersani ed Alfano. «Quella - spiega il segretario del Pdl - viene fuori dal consenso elettorale dei cittadini».
notizie tratte da La Nazione

 

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