ROMA
SARANNO giorni di lavoro intenso per il premier, Mario Monti. Oggi comincia una settimana di fuoco che si chiuderà venerdì prossimo con lo storico Consiglio dei ministri che licenzierà il decreto sulla concorrenza.
Fino ad allora, i cambiamenti del testo saranno parecchi. Secondo fonti di Palazzo Chigi, infatti, la mossa di far circolare le misure in cantiere con così grande anticipo è stata voluta allo scopo di scatenare le reazioni di partiti e categorie, per rendere più rapido ed efficace il dibattito sulle liberalizzazioni. Oggi sarà il turno della politica. Monti, subito dopo il Consiglio dei ministri in mattinata, durante il quale sarà fatto un primo punto interno all'esecutivo, incontrerà rappresentanti dei tre principali azionisti del governo: Pdl, Pd e Terzo Polo.
LA POSIZIONE del Pdl sulle liberalizzazioni, frutto di un'elaborazione durata parecchi giorni, si è definita nelle ultime ore ed è stata efficacemente sintentizzata dal premier, Silvio Berlusconi. Che ieri ha sentenziato «no a quelle inutili», scagliandosi soprattutto contro le misure sulle farmacie perché «così rischiano di chiudere». L'idea, maturata nel centrodestra, è che l'accoppiata paventata dalla bozza, che prevede aumento del numero di punti vendita e liberalizzazione dei prodotti in fascia C, sia "draconiana". Per questo, il Pdl proporrà di applicare soltanto una delle due misure.
ALTRA CATEGORIA per la quale saranno spese diverse parole è quella dei tassisti: il decreto sulla concorrenza ha in serbo per loro diverse stangate che viaggiano nella direzione di un deciso aumento delle licenze. Soprattutto gli ex An hanno particolarmente a cuore le sorti delle auto bianche e vorrebbero un ammorbidimento della cura di libero mercato. Infine, sono mal digerite le misure sulle professioni. Se sull'eliminazione delle tariffe minime l'impressione è che i margini di trattativa siano minimi, si cercherà invece di fare qualcosa per i notai. Ma non ci saranno solo barricate da parte del Popolo delle libertà: Angelino Alfano, infatti, chiederà esplicitamente che tra le misure venga inclusa l'apertura del mercato dei servizi pubblici locali. Una polpetta avvelenata per il Partito democratico. In generale, poi, il centrodestra avallerà le misure "di sistema" come quelle in materia di ferrovie, rete elettrica, carburanti.
Il problema principale del Pd, invece, si chiama articolo 18. Nel decreto, infatti, compare un comma che eleva da 15 a 50 dipendenti il limite oltre il quale si applica la norma sul reintegro obbligatorio per licenziamento senza giusta causa. Secondo il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, le modifiche sul mercato del lavoro «vanno tenute fuori dal pacchetto sulle liberalizzazioni». Inaccettabile per i democratici che una norma di questo peso sia inserita con un colpo di mano. Chiederanno, allora, che questa modifica venga rimossa. Probabile che le loro richieste siano accolte.
SULLE LIBERALIZZAZIONI in senso stretto, anche nel Pd c'è un ampio consenso sulle misure che colpiscono ferrovie, elettricità e carburanti. Mentre qualche perplessità c'è nel nuovo colpo in arrivo per commercianti, con il meccanismo dei saldi permanenti. Secondo il segretario democratico, Pier Luigi Bersani, gli esercenti hanno già dato; le misure dovranno essere "a bevuta pari" e colpire allo stesso modo tutte le categorie.
Matteo Palo
notizie tratte da La Nazione