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Notizie Nazionali - Politica (11/01/2012)

Malinconico si dimette Monti: non dobbiamo avere ombre

Vertice dal premier poi l'addio del sottosegretario: i media contro di me

Francesco Ghidetti  
ROMA 
E' DURATA 44 giorni l'avventura di Carlo Malinconico a Palazzo Chigi. Ieri, infatti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'editoria, si è dimesso dopo un incontro con Mario Monti. Già il Palazzo pratica il suo sport preferito: il ‘toto-nomine'. Fonti autorevoli sussurrano che al posto dell'ex uomo forte della Fieg andrebbe il sottosegretario alla comunicazione e informazione Paolo Peluffo. Meno quotate, anche se sostenute con un certo vigore, le ipotesi di Antonio Catricalà o di un interim dello stesso Mario Monti. Di certo, la questione è ancora caldissima e non se ne vedrà la conclusione in tempi rapidissimi. Ma torniamo a ieri.

MONTI ha apprezzato (moltissimo) la decisione di Malinconico di gettare la spugna dopo le polemiche sul caso ‘vacanze gratis'. Una decisione attesa. E se Palazzo Chigi diffonde un comunicato per esprimere il suo apprezzamento, il diretto interessato ha preso questa decisione nella speranza che «questo mio gesto del tutto spontaneo rassereni il clima generale e contribuisca al proficuo proseguimento dell'impegnativa azione di governo». Malinconico parla anche di una svolta maturata dopo un «crescente attacco mediatico». Un epilogo quanto mai amaro non solo sul piano personale: il ‘caso-Malinconico' è il primo, vero, infortunio per il professore (descritto come molto irritato perché la vicenda rallenta l'azione dell'esecutivo, tanto che il presidente del Consiglio avrebbe sottolineato ai suoi stretti collaboratori come il governo non possa permettersi ombre). Il che spiega la rapidità della decisione. Anche perché si tratta di dimissioni volute da moltissime forze politiche. Non è casuale che l'aggettivo più frequente nelle dichiarazioni del mondo politico sia «responsabile». Per il leader del Pd Pier Luigi Bersani «la decisione è un gesto responsabile da parte di chi ha deciso di far prevalere il pubblico interesse». Non diversi i toni del segretario dell'Udc Lorenzo Cesa, mentre il collega di governo Piero Gnudi si dichiara «molto dispiaciuto». L'Idv afferma che si è trattato di un atto dovuto. Quasi muto il Pdl: apprezzano l'ex ministro Mariastella Gelmini e il sindaco di Roma Gianni Alemanno.
Quel che occorre capire al più presto è lo scenario che adesso si para davanti a Monti. Malinconico, infatti, gestiva una serie di questioni molto delicate. Le dimissioni potrebbero far slittare la trattazione dei dossier aperti, a partire dalle sorti del fondo per i quotidiani di cooperative, no-profit e di partito. Le risorse sono sempre di meno.

PER IL 2012 sono stati stanziati 138 milioni, ma esclusi gli oneri non riferibili all'editoria restano solo 53 milioni effettivamente a disposizione dei giornali. Tra gli altri temi, la liberalizzazione delle edicole, che, prevista in un primo momento nel decreto Salva Italia, aveva spinto i giornalai ad annunciare uno sciopero di tre giorni. In agenda anche l'informatizzazione delle edicole, che dovrebbe consentire molti risparmi. Ancora: all'attenzione del prossimo sottosegretario finiranno le convenzioni con la Rai per le minoranze linguistiche e per l'offerta informativa per l'estero e quelle con le agenzie di stampa, che hanno subito riduzioni nell'ultimo periodo. Altro tema d'attualità la tutela del diritto di autore su Internet, sul quale gli editori chiedono da tempo una regolamentazione.
notizie tratte da La Nazione

 

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