Di primo acchito, verrebbe da dire che o ci sono o ci fanno. Sicuramente, quelli del Palazzo che stanno difendendo i loro privilegi con le unghie e con i denti, non hanno una vaga idea di quanto sia grande l'incazzatura degli italiani. E' enorme, cioè direttamente proporzionale al tempo che la Casta ha perso e sta perdendo per evitare di ridurre i suoi stipendi da favola. Dovunque clicchiate sul web, digitando le parole privilegi, onorevoli, senatori, vitalizi, pensioni, parassiti o altri epiteti irriferibili, trovate una valanga di post con un unico denominatore comune: "Andate a lavorare".
L'ultima farsa è andata in scena in queste ore. Con la scusa che entro il 31 dicembre le Camere non riceveranno il rapporto Istat sulla comparazione fra gli stipendi dei parlamentari europei e di quelli italiani, a Montecitorio e a Palazzo Madama non è parso vero di prendere (perdere?) altro tempo. La terza carica dello Stato, in visita alla Luiss, oggi ha assicurato: "Parlo anche a nome di Schifani. Se la commissione Giovannini non avrà concluso i lavori dal primo gennaio e nel più breve tempo possibile, procederemo autonomamente alla riforma prevista. Serviranno almeno 15 giorni e comunque entro fine gennaio daremo corso alle modifiche dei meccanismi relativi alle indennità".
Facciamo due conti: il Parlamento dovrebbe riaprire i battenti lunedì' 9 gennaio. Poichè "serviranno almeno 15 giorni", si arriverà al 24 gennaio. Però state tranquilli, l'ha detto Fini: entro il 31 gennaio sarà tutto sistemato.
Ma perchè non la piantano di prenderci per i fondelli? Ma perchè, se il governo Berlusconi aveva varato in agosto, cioè quattro mesi fa, la commissione Istat e bla bla bla, sono trascorsi 4 mesi e quelli della Casta non hanno fatto nulla di nulla?
Almeno, Di Pietro è sincero: " "Noi denunciamo il comportamento da `Pinocchio` del Parlamento, che fa finta di essere offeso perché la riduzione degli stipendi dei deputati è stata inserita nel decreto Monti e che dice che devono essere le Camere a doverla approvare senza ingerenze esterne. L`Italia dei Valori ha presentato e ripresenterà un apposito emendamento per l`immediato taglio delle indennità parlamentari perché riteniamo la legge del buon esempio il primo provvedimento che doveva approvare il governo Monti, ancora prima di varare questa manovra. Il Parlamento non può chiedere sacrifici ai cittadini se prima non applica a se stesso ciò che chiede al Paese".
Loro perdono tempo, intanto un deputato della Repubblica continua a percepire questa busta paga:
INDENNITA' PARLAMENTARE: 5.246,97 euro netti al mese per 12 mensilità.
DIARIA: 3.503,11 euro al mese per 12 mensilità. La somma viene decurtata di 206,58 euro per ogni gioro di assenza del deputato (che però viene considerato presente se partecipa almeno al 30% delle votazioni. E il restante 70% ? Mancia, tanto paga Pantalone).
RIMBORSO PER SPESE INERENTI AL RAPPORTO TRA ELETTO ED ELETTORI: 3.690 euro netti al mese.
SPESE DI TRASPORTO E DI VIAGGIO: 3.323,70 euro ogni tre mesi per i trasferimenti dal luogo di residenza all'aeroporto più vicino e tra l'aeroporto d Roma-Fiumicino e Montecitorio (3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore ai 100 km).
SPESE TELEFONICHE: 3.098,74 euro all'anno. La Camera non concede telefoni cellulari.
ASSEGNO DI FINE MANDATO. Al termine del mandato parlamentare, il deputato riceve l'assegno che è pari all'80% dell'importo mensile lordo moltiplicato per ogni anno di mandato.
COMPENSI NETTI ANNI IN EURO DEI PARLAMENTARI. Quelli italiani stracciano tutti: intascano 149.268 euro. A seguire: 2) Austria 106.583 euro; 3) Olanda 86.125 euro; 4) Olanda 84.108. 5) Germania 84.108; 6) Irlanda 82.065; Gran Bretagna 81.600; 7) Belgio 72.107; 8) Danimarca 69.264; 9) Grecia 68.575; 10) Lussemburgo 66.432; 11) Francia 62.779; 12) Romania 62.022; 13) Finlandia 59.640; 14) Svezia 57.000; 15) Slovenia 50.400; 16) Cipro 48.960; 17) Portogallo 41.387; 18) Spagna 35.051; 19) Slovacchia 25.920; 20) Repubblica Ceca 24.180; 21) Estonia 23.064; 22) Malta 15.768; 23) Lituania 14.196; 24) Bulgaria 13.644; 25) Lettonia 12.900; 26) Ungheria 9.132; 27) Polonia 7.369.
Nel frattempo, secondo un'analisi del Riformista sono 66 (11 Pd, 30 Pdl, 8 Terzo Polo, 9 Lega, 7 Gruppo Misto, 1 Idv), i deputati depensionati, cioè i parlamentari di lungo corso, cioè eletti per la prima volta precedentemente alla vecchia rforma della previdenza parlamentare che, se non verranno ricandidati e rieletti, dal 1° gennaio 2012 dovranno attendere fino ai 60 anni per incassare la pensione d'oro.
Ci sono nomi eccellenti. Alessandra Mussolini: dovrà aspettare sino al 1° gennaio 2023, due giorni dopo avere compiuto 60 anni. Nicola Cosentino, deputato Pdl per il quale i giudici napoletani hanno chiesto l'arresto, intascherà il vitalizio il 2 gennaio 2019. Giovanna Melandri, Pd, quinta legislatura, come la Mussolini dovrà attendere sino al 2022. E poi Ferdinando Adornato (2014), Valentina Aprea (2016), Italo Bocchino (2027), Franco Frattini (2017), Alberto Giorgetti (2027), Giancarlo Giorgetti (2026), Roberto Menia (2021), Stefania Prestigiacomo (2026), Giacomo Stucchi (2029), Luca Volontè (2026), Daniele Molgora (2022), Ci sono anche Fini e Casini. Meglio tardi che mai.
Xavier Jacobelli
notizie tratte da La Nazione