SUL PROCESSO breve si giocherà non solo una partita che coinvolge il futuro della giustizia italiana, ma anche i destini della formazione di Gianfranco Fini. I fedelissimi del presidente della Camera hanno iniziato a Reggio Calabria un tour delle procure (per valutarne i problemi, assicurano, mentre nel Pdl sono convinti che si tratti di un'iniziativa per ingraziarsi parte della magistratura) da dove hanno ribadito, Bocchino in testa, che non ci stanno a votare la legge così com'è passata al Senato. Il fatto nuovo è che per la prima volta i finiani hanno dovuto subire due richiami a prendere una posizione chiara, senza equivoci: uno dal Pdl, l'altro da Pd e Idv.
Il primo avvertimento, scontato, l'ha lanciato il capogruppo Pdl Cicchitto che ha esordito assicurando che la situazione è più «semplice e lineare di quanto qualcuno non voglia far credere», per poi puntare il dito: «Sollevare questioni di lana caprina solo su un punto, come fa qualcuno, non aiuta il buon esito dei rapporti che invece vanno chiariti in modo definitivo» e che coinvolgono l'accettazione dei cinque punti programmatici, tra i quali il processo breve, messi sul tavolo da Berlusconi. Quel «qualcuno» ripetuto è una chiara messa in mora della possibile guerriglia parlamentare finiana. O con noi o contro, è il messaggio del Pdl che con Capezzone assicura che accorciare i processi sarebbe un «atto di civiltà». Il pasdaran berlusconiano Lehner va giù duro attaccando il tour delle procure dei finiani: «Mussolini andò al potere grazie alle prefetture, Fini ci prova con le procure...».
SOLO nei toni Bersani è più contenuto, perchè il messaggio a Fini è chiaro: «Mi aspetto che chi nella maggioranza ha criticato la norma e sollevato il problema sia coerente, altrimenti si creerebbe una situazione curiosa...». Segno chiaro che il Pd ha avuto notizia di trattative sottobanco tra finiani e Pdl. Vedremo come risponderà il Fli col voto alla Camera, incalza Maran, mentre Enrico Letta ricorda che la priorità non è la giustizia, ma l'economia. Anche l'Idv avverte Fini e i suoi: «Sul processo breve si vedrà finalmente a che gioco gioca Fini», assicura Belisario, «Scopriremo se il no al testo del Senato è barattabile o meno: decidano se resistere o arrendersi e passare sotto le forche caudine del Pdl».
Presi tra due enormi fuochi, i finiani prendono tempo e Bocchino conferma il sì di Fli a uno «scudo giudiziario per il premier», ma anche la contrarietà alla «cancellazione dalla sera alla mattina» di circa mezzo milione di processi. Fabio Granata solidarizza con i magistrati di Reggio Calabria bersaglio di attentati: l'«attacco alle procure è intimidatorio ed eversivo». Dalla finiana Germontani arriva la richiesta di sostanza: prima di intese, possibili, sui singoli temi, «come pre condizione ad ogni trattativa, va revocata l'esplusione di Fini dal Pdl».
L'opposizione, intanto, continua a cercare di imporre anche la riforma elettorale all'agenda politica. Ci ha provato pure D'Alema, sostenuto da Bersani («L'importante è vedere quanti ci stanno, anche fuori della sinistra»). Comunque da Pdl e Lega la risposta è la stessa: «La legge è buona e non si cambia», taglia corto Roberto Cota.
di UGO BONASI
Notizia tratta da La Nazione