È SULLA sponda piemontese del lago Maggiore, a Lesa, non lontano dalla sua Gemonio, che Umberto Bossi cerca di raccogliere i frutti della sua campagna d'agosto. L'incontro di oggi (pranzo a villa Campari, presenti anche Giulio Tremonti, Roberto Calderoli e Roberto Cota) con Silvio Berlusconi non è certo solo una formalità in attesa della ripresa. Dopo mesi di guerriglia al suo interno, la maggioranza è indebolita e i due leader sanno di potere contare solo uno sull'altro.
MA I LORO interessi, al momento, divergono. Perché oggi Silvio Berlusconi tenta di convincere il suo ministro delle Riforme che un patto politico con Pier Ferdinando Casini è utile e, anzi, necessario. Il ricorso alle urne, il voto a novembre, potrebbe mettere in difficoltà Gianfranco Fini, ma non è detto che Pdl e Lega riescano a portare a casa la maggioranza anche al Senato. Così il premier spera che Umberto Bossi creda in un possibile scambio con l'Udc: un sì di Casini al federalismo fiscale contro il sì della Lega al quoziente familiare. Il leader leghista è pragmatico e abile tattico. La sua campagna d'agosto, urlata secondo copione, aveva il senso di alzare il prezzo di un suo eventuale assenso ai piani di Berlusconi. Ma anche di tenere buona la base, da sempre in attesa del federalismo-che-verrà. E, purtroppo per la Lega, il premier non può opporre alla guerriglia dei finiani che un patto politico con Casini. Ma il ministro delle Riforme non dimentica come fu l'Udc, nella primavera del 2009, a esprimersi in Parlamento, in perfetta solitudine, contro il federalismo fiscale.
GLI INSULTI, reciproci, degli ultimi giorni sono solo colore. Ieri pomeriggio, il leader della Lega si è riunito a lungo in via Bellerio con il ministro Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti, presidente della commissione Bilancio della Camera. Calderoli cura la preparazione dei decreti attuativi del federalismo fiscale. Giorgetti ha le chiavi della Lega lombarda e, con Giulio Tremonti, ha fatto un importante lavoro di ricucitura dei rapporti tra Lega-Pdl e fondazioni bancarie e anche al mondo delle banche popolari, legate al territorio. Perché nella rivalità che da sempre divide Lega e Udc al Nord, parte importante hanno proprio i rapporti con il sistema-banche. Bossi non mollerà nulla in tema di federalismo fiscale (che significa anche avere una governance non solo politica del territorio). Conscio anche di quanto i sondaggi diano la Lega in grande spolvero (almeno attorno al 12 per cento). La previsione (e il timore di Berlusconi) è che il Carroccio sottragga 30 o 40 parlamentari al Pdl. Un travaso sanguinoso all'interno dell'alleanza che indebolirebbe ancora di più la leadership di Berlusconi.
UMBERTO Bossi si gioca oggi una partita molto importante. Tentato com'è dal voto anche perché sa come sia inutile, per la Lega, tenere in vita un governo che non sia in grado di fare le riforme. Il 12 settembre, a Venezia, il Senatùr dovrà affrontare la sua gente. E spiegare che la strada verso il federalismo promesso è ancora dura e irta di ostacoli. Quanto a Tremonti (questa sera al Meeting di Rimini) anche lui dovrà cedere qualcosa. Il suo asse con Bossi inquieta il Cavaliere. E la sua ostilità a un patto con Casini è dichiarata.
di FLAVIA BALDI
Notizia tratta da La Nazione