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Notizie Nazionali - Politica (19/08/2010)

L'omaggio della politica a Cossiga. Sfilano prima e seconda Repubblica

Il Capo dello Stato: «Ho salutato un amico». Oggi il funerale in Sardegna

PER NOVE ORE l'Italia ufficiale, ma anche quella della gente comune che per decenni ha sentito Francesco Cossiga come un padre cui aggrapparsi e una speranza in cui credere, ha sfilato nella camera ardente del policlinico Gemelli per rendere omaggio a quella bara ornata da quattro vasi di rosse rosse, semplici e bellissime. Una folla commossa e ordinatissima, come lui avrebbe certamente apprezzato, sempre attento, quasi ossequioso - nonostante le sue esuberanze politiche e personali - agli aspetti formali della vita, soprattutto nelle cerimonie. Fuori dalla cappella le corone di fiori di autorità, enti e cittadini comuni si sovrapponevano con ordine le une alle altre; dentro i figli Giuseppe e Anna Maria hanno compiuto con garbo e serenità al loro ultimo atto di devozione al padre raccogliendo per ore le condoglianze. E' stato il cardinal Bertone la prima autorità a presentarsi portando il dolore del Papa per la perdita di uno «statista di spiritualità assoluta». Poi i "nostri", da Napolitano («l'ultimo saluto a un amico, un grande uomo di Stato») a Schifani a Fini mentre Berlusconi è arrivato nel pomeriggio. Nella lettera al premier, datata come le altre il 18 settembre 2007, Cossiga aveva espresso la volontà di esequie private, così come era scritto nelle missive al capo dello Stato, ai presidente di Senato e Camera. Ma - scrive - «sarebbe mio desiderio che alle eventuali cerimonie fossero invitati il presidente della Regione della Sardegna, il presidente del Consiglio regionale sardo nonchè i sindaci di Sassari, Chiaramonti, Bonorva e Siligo».
Ieri prestissimo è entrato nella cappella anche Ciampi, scortato da Gianni Letta. Commossa la coppia di amici politici sardi di lunghissima data di Cossiga, Beppe Pisanu e Arturo Parisi, ai quali, oltre ai complimenti non ha mai lesinato le tirate di orecchie. L'arrivo di un altro suo successore al Quirinale, Oscar Scalfaro, accompagnato dalla figlia Marianna, è stato caratterizzato dagli abbracci coi figli di Cossiga Segno che la morte, com'è giusto, seppellisce anche le profonde diversità nate nella vita.. Un'impressione amplificata con l'arrivo di Giulio Andreotti col quale Cossiga condusse epiche battaglie politiche, ma che nominò senatore a vita nel momento politico e giudiziario peggiore per il «divo» che, anche se provato fisicamente e sorretto da due giovanotti, sentiva la perdita del suo amico - nemico nella Dc e non solo. Molto scosso un altro senatore a vita come Emilio Colombo. E' passata la prima e anche la seconda Repubblica davanti al feretro. Col «caro nemico» Pannella («Tutto il mio rispetto»), quasi tutto il governo Berlusconi. Da Alfano a Rotondi e a Maroni, anticipato o seguito da tutti i vertici militari e della sicurezza, a La Russa che ha ricordato che fu il «vero innovatore della politica», a Mara Carfagna, alla coppia Tremonti - Calderoli entrata separata e uscita insieme. A Cicchitto che ha ricordato come Cossiga sia stato «uno dei pochi Dc senza complessi di inferiorità verso il Pci». Davanti al «gattosardo» ha sfilato l'Italia intera, cittadini comuni, militari, giovani e meno. Non ultimi il governatore Mario Draghi e poi il suo predecessore Antonio Fazio, silenziosi come il sindaco di Milano Moratti o l'ambasciatore degli Stati Uniti David Thorne e tanti altri rappresentanti diplomatici. Il gruppetto degli amici del cuore di Cossiga si è sciolto nell'abbraccio generale, sgomenti come gattini bagnati. Così, nonostante l'aria da duro e il sostegno della moglie, appariva l'inseparabile Pippo Marra, uno dei pochissimi che negli ultimi decenni è stato quasi una cosa sola col Picconatore.
Ugo Bonasi

Notizia tratta da La Nazione

 

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