L'IRA di Napolitano monta di ora in ora e a Ferragosto, nella pace della tenuta di Castelporziano, a pochi chilometri da Roma, giunge a fargli dire: se sostenete che tradisco, abbiate il coraggio di giungere alla mia messa in stato di accusa, l'impeachment. Tutto avviene dopo la lettura de ‘Il Giornale' con il fondo del direttore Feltri intitolato ‘Lettera al presidente che preferisce i ribaltoni al popolo' e con la quinta pagina che spara: ‘Il Quirinale nella bufera per l'intervista balneare'. Il culmine lo raggiunge - dopo essersi forse rivolto la fatidica domanda manzoniana «Carneade, chi era costui?» - quando arriva alla lettura dell'intervista al deputato Pdl Maurizio Bianconi dal durissimo titolo: «Finge di rispettare la Carta, ma la tradisce». «Napolitano smentisce se stesso - dichiara il parlamentare - con un atto di incoerenza gravissima, dicendo no al voto anticipato e sì alla ricerca di un governo tecnico».
IL PRESIDENTE ci pensa su per una giornata, tenendo anche conto di molte altre prese di posizioni del centrodestra, in primis quelle dei ministri Alfano e Maroni, poi prende carta e penna e nel primo pomeriggio di ieri fa diffondere dal Quirinale un'asprissima nota formale in cui dichiara l'altolà alle «gratuite insinuazioni e indebite pressioni» di Bianconi, vicepresidente dei deputati del Pdl, «al pari di altre interpretazioni arbitrarie delle posizioni del Presidente della Repubblica» sul suo ruolo in vista di un'eventuale crisi di governo.
Nella sua nota il Capo dello Stato afferma che Bianconi «si è abbandonato ad affermazioni avventate e gravi, sostenendo che ‘sta tradendo la Costituzione'». «Essendo questa materia regolata dalla stessa Carta (di cui l'onorevole Bianconi è di certo attento conoscitore) se egli fosse convinto delle sue ragioni - aggiunge il Capo dello Stato - avrebbe il dovere di assumere iniziative ai sensi dell'articolo 90 e le relative norme di attuazione. Altrimenti le sue resteranno solo gratuite insinuazioni e indebite pressioni e di conseguenti processi alle intenzioni».
Ma cosa detta l'articolo 90 della Costituzione? Recita che «il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione: in tal caso è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri». Avviato dal Parlamento l'impeachment, il giudizio sul presidente è affidato alla Corte Costituzionale.
IL DEPUTATO del Pdl reagisce alla presa di posizione del Quirinale dicendosi «stupito e dispiaciuto»: «Non mi sarei aspettato una reazione così sproporzionata e sono mica un deficiente che pensa a mettere in stato d'accusa il presidente della Repubblica». Subito dopo, però aggiunge: «Confermo quanto ho detto nell'intervista: quando Napolitano formò il governo Berlusconi disse che la sua scelta era vincolante e diede un'interpretazioni evolutiva della Costituzione materiale che dovrebbe valere anche nel girone di ritorno. Non sono mica Briguglio io (un deputato finiano, ndr) che fa politica per finire sulle agenzie e sui giornali: io sono una persona seria e per me la politica è un'altra cosa. Questa volta ho parlato perchè avevo una cosa seria da dire». Il Presidente non replica, ma è certo che rimarrà fermo sulla sua reiterata posizione di assoluta tutela delle sue prerogative costituzionali.
di MARCO SASSANO
Notizia tratta da La Nazione